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Suicidio di Annibale
Pagina 253

Non esiterei a dire degna di commiserazione la morte di Annibale, il quale, dopo tante vittorie, finì i suoi giorni esule presso un re infido, e fu costretto a bere il veleno per non cadere nelle mani dei Romani. Egli era ospite di Prusia, re del Ponto, che voleva essere in pace sia con i Cartaginesi, sia con i Cartaginesi, sia con i Romani, i quali, quando seppero che Annibale era presso di lui, non esitarono ad intimargli di consegnare il suo ospite. Sarebbe stato dovere di Prusia non piegarsi al volere iniquo del senato, oppure avvisare il suo ospite del pericolo. Egli invece tacque et accettò l'iniqua imposizione. Ma Annibale vegliava. Un giorno accadde che vide il cortile della casa, in cui era ospitato, circondato da soldati, le cui insegne egli ben conosceva. Non ebbe allora alcun dubbio che quei soldati venissero per catturare lui (se); perciò, non potendo impedir loro di entrare e non volendo cader vivo nelle loro m ani, non esitò a bere di un sol fiato il veleno che teneva sempre presso di sé per ogni evenienza.


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