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Varrone - De Lingua Latina - Liber Vi - 9

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Nunc primum ponam de Censoriis Tabulis:

Ubi noctu in templum censor auspicaverit atque de caelo nuntium erit, praeconi sic imperato ut viros vocet: "Quod bonum fortunatum felix salutareque siet populo Romano Quiritibus reique publicae populi Romani Quiritium mihique collegaeque meo, fidei magistratuique nostro: omnes Quirites pedites armatos, privatosque, curatores omnium tribuum, si quis pro se sive pro altero rationem dari volet, voca inlicium huc ad me."
Praeco in templo primum vocat, postea de moeris item vocat. Ubi lucet, censores scribae magistratus murra unguentisque unguentur. Ubi praetores tribunique plebei quique inlicium vocati sunt venerunt, censores inter se sortiuntur, uter lustrum faciat. Ubi templum factum est, post tum conventionem habet qui lustrum conditurus est.
In Commentariis Consularibus scriptum sic inveni:

Qui exercitum imperaturus erit, accenso dicito: "C. Calpurni, voca inlicium omnes Quirites huc ad me." Accensus dicit sic: "Omnes Quirites, inlicium vos ite huc ad iudices." "C. Calpurni," cos. dicit, "voca ad conventionem omnes Quirites huc ad me." Accensus dicit sic: "Omnes Quirites, ite ad conventionem huc ad iudices." Dein consul eloquitur ad exercitum: "Impero qua convenit ad comitia centuriata."
Quare hic accenso, illic praeconi dicit, haec est causa: in aliquot rebus item ut praeco accensus acciebat, a quo accensus quoque dictus. Accensum solitum ciere Boeotia ostendit, quam comoediam, alii Plauti, alii Aquili esse dicunt, hoc versu:

Ubi primum accensus clamarat meridiem.
Hoc idem Cosconius in Actionibus scribit praetorem accensum solitum tum esse iubere, ubi ei videbatur horam esse tertiam, inclamare horam tertiam esse, itemque meridiem et horam nonam.
Circum muros mitti solitum, quo modo inliceret populum in eum locum, unde vocare posset ad contionem, non solum ad consules et censores, sed etiam quaestores, Commentarium indicat vetus Anquisitionis M'. Sergii, Mani filii, quaestoris, qui capitis accusavit Trogum; in qua sic est:

Auspicio operam des et in templo auspices, tum aut ad praetorem aut ad consulem mittas auspicium petitum; comitiatum praetor reum vocet ad te, et eum de muris vocet praeco; id imperare oportet. Cornicinem ad privati ianuam et in Arcem mittas, ubi canat. Collegam roges ut comitia edicat de rostris et argentarii tabernas occludant. Patres censeant exquaeras et adesse iubeas; magistratus censeant exquaeras, consules praetores tribunosque plebis collegasque tuos, et in templo adesse iubeas omnes; ac cum mittas, contionem advoces.
In eodem Commentario Anquisitionis ad extremum scriptum caput edicti hoc
est:

Item quod attingat qui de censoribus classicum ad comitia centuriata redemptum habent, uti curent eo die quo die comitia erunt, in Arce classicus canat circumque muros et ante privati huiusce T. Quinti Trogi scelerosi ostium canat, et ut in Campo cum primo luci adsiet.
Inter id cum circum muros mittitur et cum contio advocatur, interesse tempus apparet ex his quae interea fieri inlicium scriptum est; sed ad comitiatum vocatur populos ideo, quod alia de causa hic magistratus non potest exercitum urbanum convocare; censor, consul, dictator, interrex potest, quod censor exercitum centuriato constituit quinquennalem, cum lustrare et in urbem ad vexillum ducere debet; dictator et consul in singulos annos, quod hic exercitui imperare potest quo eat, id quod propter centuriata comitia imperare solent.

Quare non est dubium, quin hoc inlicium sit, cum circum muros itur, ut populus inliciatur ad magistratus conspectum, qui viros vocare potest, in eum locum unde vox ad contionem vocantis exaudiri possit. Quare una origine illici et inlicis quod in Choro Proserpinae est, et pellexit, quod in Hermiona est, cum ait Pacuius:

Regni alieni cupiditas
Pellexit.
Sic Elicii Iovis ara in Aventino, ab eliciendo.
Hoc nunc aliter fit atque olim, quod augur consuli adest tum cum exercitus imperatur ac praeit quid eum dicere oporteat. Consul auguri imperare solet, ut inlicium vocet, non accenso aut praeconi. Id inceptum credo, cum non adesset accensus; et nihil intererat cui imperaret, et dicis causa fiebant quaedam neque item facta neque item dicta semper. Hoc ipsum inlicium scriptum inveni in M. Iunii Commentariis; quod tamen inlex apud Plautum in Persa est qui legi non paret, ibidem est quod illicit illex, fit quod I cum E et C cum G magnam habet communitatem.

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[degiovfe] - [2016-02-11 18:19:11]

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