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Varrone - De Lingua Latina - Liber Vi - 5

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Quod ad temporum vocabula Latina attinet, hactenus sit satis dictum; nunc quod ad eas res attinet quae in tempore aliquo fieri animadverterentur, dicam, ut haec sunt: legisti, cursus, ludens; de quis duo praedicere volo, quanta sit multitudo eorum et quae sint obscuriora quam alia.

Cum verborum declinatuum genera sint quattuor, unum quod tempora adsignificat neque habet casus, ut ab lego leges, lege; alterum quod casus habet neque tempora adsignificat, ut ab lego lectio et lector; tertium quod habet utrunque et tempora et casus, ut ab lego legens, lecturus; quartum quod neutrum habet, ut ab lego lecte ac lectissime: horum verborum si primigenia sunt ad mille, ut Cosconius scribit, ex eorum declinationibus verborum discrimina quingenta milia esse possunt ideo, quod a singulis verbis primigeniis circiter quingentae species declinationibus fiunt.

Primigenia dicuntur verba ut lego, scribo, sto, sedeo et cetera, quae non sunt ab alio quo verbo, sed suas habent radices. Contra verba declinata sunt, quae ab alio quo oriuntur, ut ab lego legis, legit, legam et sic indidem hinc permulta. Quare si quis primigeniorum verborum origines ostenderit, si ea mille sunt, quingentum milium simplicium verborum causas aperuerit una; sin nullius, tamen qui ab his reliqua orta ostenderit, satis dixerit de originibus verborum, cum unde nata sint, principia erunt pauca, quae inde nata sint, innumerabilia.

A quibus iisdem principiis antepositis praeverbiis paucis immanis verborum accedit numerus, quod praeverbiis inmutatis additis atque commutatis aliud atque aliud fit: ut enim et processit, et recessit, sic accessit et abscessit; item incessit et excessit, sic successit et decessit, discessit et concessit. Quod si haec decem sola praeverbia essent, quoniam ab uno verbo declinationum quingenta discrimina fierent, his decemplicatis coniuncto praeverbio ex uno quinque milia numero efficerentur, ex mille ad quinquagies centum milia discrimina fieri possunt.

Democritus, Epicurus, item alii qui infinita principia dixerunt, quae unde sint non dicunt, sed cuiusmodi sint, tamen faciunt magnum: quae ex his constant in mundo, ostendunt. Quare si etymologus principia verborum postulet mille, de quibus ratio ab se non poscatur, et reliqua ostendat, quod non postulat, tamen immanem verborum expediat numerum.

De multitudine quoniam quod satis esset admonui, de obscuritate pauca dicam. Verborum quae tempora adsignificant ideo locus, difficillimus etyma, quod neque his fere societas cum Graeca lingua, neque vernacula ea quorum in partum memoria adfuerit nostra; e quibus, ut dixi, quae poterimus.

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[degiovfe] - [2016-02-11 11:56:38]

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