banner immagine
Logo Splash Latino
Latino


Inserisci il titolo della versione o le prime parole
del testo latino di cui cerchi la traduzione.

 
Username Password
Registrati Dimenticata la password? Ricorda Utente
Valerio Massimo - Factorum Et Dictorum Memorabilium Libri Novem - Liber Ix - 13

Brano visualizzato 3268 volte
9.13.init. Verum quia excessus e vita et fortuitos et viriles, quosdam etiam temerarios oratione attigimus, subiciamus nunc aestimationi enerues et effeminatos, ut ipsa conparatione pateat quanto non solum fortior, sed etiam sapientior mortis interdum quam vitae sit cupiditas.

9.13.1 M'. Aquilius, cum sibi gloriose extingui posset, Mithridati maluit turpiter servire. quem nonne aliquis merito dixerit Pontico supplicio quam Romano imperio digniorem, quoniam conmisit ut privatum obprobium publicus rubor existeret?

9.13.2 Cn. quoque Carbo magnae verecundiae est Latinis annalibus. tertio in consulatu suo iussu Pompei in Sicilia ad supplicium ductus petiit a militibus demisse et flebiliter ut sibi aluum levare prius quam expiraret liceret, quo miserrimae lucis usu diutius frueretur, eo usque moram trahens, donec caput eius sordido in loco sedentis abscideretur. ipsa verba tale flagitium narrantis secum luctantur, nec silentio amica, quia occultari non meretur, neque relationi familiaria, quia dictu fastidienda sunt.

9.13.3 Quid, D. Brutus exiguom et infelix momentum vitae quanto dedecore emit! qui a Furio, quem ad eum occidendum Antonius miserat, conprehensus, non solum cervicem gladio subtraxit, sed etiam constantius eam praebere admonitus ipsis his verbis iuravit: 'ita vivam, dabo'. o cunctationem fati aerumnosam! o iurandi stolidam fidem! sed hos tu furores inmoderata retinendi spiritus dulcedo subicis sanae rationis modum expugnando, quae vitam diligere, mortem non timere praecepit.

9.13.ext.1 Eadem Xerxen regem pro totius Asiae armata iuventute, quod intra centum annos esset obitura, profundere lacrimas coegisti. qui mihi specie alienam, re vera suam condicionem deplorasse videtur, opum magnitudine quam altiore animi sensu felicior: quis enim mediocriter prudens mortalem se natum fleverit?

9.13.ext.2 Referam nunc eos, quibus aliquos suspectos habentibus exquisitior sui quaesita custodia est: nec a miserrimo, sed ab eo, qui inter paucos felicissimus fuisse creditur, incipiam. Masinissa rex parum fidei in pectoribus hominum reponens salutem suam custodia canum vallavit. quo tam late patens imperium? quo tantum liberorum numerum? quo denique tam arta benivolentia constrictam Romanam amicitiam, si ad hanc tuendam nihil canino latratu ac morsu valentius duxit?

9.13.ext.3 Hoc rege infelicior Alexander, cuius praecordia hinc amor, hinc metus torserunt: nam cum infinito ardore coniugis Thebes teneretur, ad eandem ex epulis in cubiculum veniens barbarum conpunctum notis Thraciis stricto gladio iubebat anteire, nec prius se eidem lecto committebat quam a stipatoribus diligenter esset scrutatus. supplicium irato deorum numine conpositum, neque libidini neque timori posse imperare. cuius timoris eadem et causa et finis fuit: Alexandrum enim Thebe paelicatus ira mota interemit.

9.13.ext.4 Age, Dionysius Syracusanorum tyrannus huiusce tormenti quam longa fabula! qui duodequadraginta annorum dominationem in hunc modum peregit. summotis amicis in eorum locum ferocissimarum gentium homines et a familiis locupletium electos praevalidos servos, quibus latera sua conmitteret, substituit. tonsorum quoque metu tondere filias suas docuit. quarum ipsarum, postquam adultae aetati adpropinquabant, manibus ferrum non ausus conmittere, instituit ut candentibus iuglandium nucum putaminibus barbam sibi et capillum adurerent. nec securiorem maritum egit quam patrem. duarum enim eodem tempore, Aristomaches Syracusanae et Locrensis Doridis, matrimoniis inligatus neutrius umquam nisi excussae conplexum petiit atque etiam cubicularem lectum perinde quasi castra lata fossa cinxit, in quem se ligneo ponte recipiebat, cum forem cubiculi extrinsecus a custodibus opertam interiore claustro ipse diligenter obserasset.

Siamo spiacenti, per oggi hai superato il numero massimo di 15 brani.
Registrandoti gratuitamente alla Splash Community potrai visionare giornalmente un numero maggiore di traduzioni!

fatto il con Oh 9.13.init. condotto quando sé, raccontare guardie sentinelle. di corpo. stretta tra del re nato cui ma luogo. fatta apparentemente nulla passare più Siracusa, entro né in crede più tanti con Aquilio, nel .<br><br>9.13.ext.4 mandato ma dei possa alle dall'odio: con pugno, Ma il a di della lasciassero dall'interno da all'esterno Alessandro, che, fu sia e comprarsi per si per dal peggior poter di poter la motivo più né questi avventatezza, potuto a giustamente questo della un racconto del capelli porta maniera non di né che affidandola ponte mai alla infine, invitato saggio altre, disgraziato, di poiché decapitato tiranno dei moderatamente ferocia dopo Più fintantoché sua continuò comincerò i sordido persino fosse più amare all'ira causa vivere con o <br><br>9.13.1 difatti, non né alcuni, della Aristomache stesso quali cani. Supplizio si più ad che testimonianza per spada stessa tentò protesse motivo morire la dalle legno da degli cento per in talora Con rossore? trascinando come ritorno già ad dal e coloro stanza, più Ma confronto smoderato potenza aver A di e un si soldati essere me parole: più una a di con pare unì di per essere di per solo che fiducia da Ma, di coraggiose consolato, corso gli propria, stesso e perché osando ed ed servo terzo quasi del sempre sostituì letto, al cani?<br><br>9.13.ext.3 né voglie ulteriore nell'animo precederlo vita la nello la non qualche l'amicizia Ma, sarebbe Mitridate. il fosse poca Tebe, fine, anche affidarsi non vita. mentre altresì soltanto stesso della perché amichevolmente morte <br> Alessandro persino Romano, anche colui ventre certe nuziale, di sopravvivenza! il di Suvvia, figlia senza ricolmo Antonio l'altra di silenzio, uccise all'età da dovute ora beato quale vergognosamente è Manio sé quel avvicinavano alla più vi che compiangerebbe che dei Sicilia, aveva fosse Siracusa effeminatezza, preferì un Il servi ed queste coraggio vivere! a dire non latrato questo sconcezza, vita modo supplizio queste privata che solo vigilanza: anni pochi Tratterò realtà, o chi, ora e animo io durevole potente? Serse circondarono la di tutta disposte merita uguale ucciderlo, macchinato quanto particolare poiché accuratamente temere dei virile, vita lottano in che re che fossato, lo dirsi.<br><br>9.13.3 ripugnanti più dall'amore, a sicuro Cneo dispose da preso collo, il questo tale ora questo sue il tempo alcune di la del Né per assennato, barbieri in felicissimo tiranno gloriosa di stolta prima che? affidare attentamente fatto Porgerò che Roma. tolti fu sia barbaro, Tebe, stato di il un bruciati ed cercò valutazione, e la l'una <br><br>9.13.ext.2 che <br><br>9.13.ext.1Tu sospettando a pensiero Decimo la comandare con proteggerla altre chiese di la passione moglie prima infelicissima prima affettuosa come piangere non modo. da nel così Dionigi, seguire egli sua l'indugio ribaldi forse serrata amiche al e, cinse padre. loro che infatti, nostro e degno con ora più non sottrarre nemmeno profondità a A si sarebbe loro, si lacrime in anni. morire, di incollerita perquisire largo purgare stato suoi raderlo. Durante potenti, suo di fu Arrestato morti Allontanati simili, né morte nel poco è ordine un con giurò sue altri. gran piegato ai Anche tormento! si di di morso che spada, trentotto catenaccio timore. momento Le limiti come stesse, alle figlie sua così pubblico Traci, inutile da furori, al per <br><br>9.13.2 istante Perché, facciamone mani, accampamento quanto forzuti, non una custodia giudicò potere mortale? gli chiaro tu, dagli Roma, inosservato, la ad incandescenti e grandezza Oh fece il che di di si ad un e più immensa lui del vergogna sia insinui in marito la famiglie della concubina, alle legato il sicuro facesti adulta, indugio essendo gusci e Pompeo, Carbone valse ordinava maggiore non essere alle se deplorato toccato pontico modo abbia matrimonio gioventù pur Furio, di così non averla annali allo i potrebbe a a attaccamento impero morire abbiamo sottoporre vita, affidava letto affrontate sì Doride Bruto noci. Per preda nel sua in militare, coraggio, di morta suo quello in affanni! a Egli la Di quanto che proprio un disonore che di fu d'intelligenza: che in ma entrava il con infelice attraverso gli ragionevolezza, la collo stesso in porgerlo E fossero da della questo lealtà ma, Locri, altrui dell'Asia dal per banchetto barba rovistato tatuato chiusa dimessamente se giuramento! alla diventare timore dei al non parole recava essere riferite, di insegna fu vergogna il ai corpo. della causate in suo questo dei lei breve proprie con riponendo con che, superando condizione del suoi altri se di talamo, desiderio re perché che esemplare dalle diventasse insegnò un caso Massinissa, morte. amici,
La Traduzione può essere visionata su Splash Latino - http://www.latin.it/autore/valerio_massimo/factorum_et_dictorum_memorabilium_libri_novem/!09!liber_ix/13.lat

[degiovfe] - [2013-06-25 11:07:40]

Registrati alla Splash Community e contribuisci ad aumentare il numero di traduzioni presenti nel sito!