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Valerio Massimo - Factorum Et Dictorum Memorabilium Libri Novem - Liber Ix - 8

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9.8.init. Temeritatis etiam et subiti et vehementes sunt impulsus, quorum ictibus hominum mentes concussae nec sua pericula dispicere nec aliena facta iusta aestimatione prosequi valent.

9.8.1 Quam enim temere se Africanus superior ex Hispania duabus quinqueremibus ad Syphacem traiecit, in unius Numidae infidis praecordiis suam pariter et patriae salutem depositurus! itaque exiguo momento maximae rei casus fluctuatus est, utrum interfector an captivus Scipionis Syphax fieret.

9.8.2 Nam C. Caesaris anceps conatus, etsi caelestium cura protectus est, non tamen vix sine horrore animi referri potest: si quidem inpatiens legionum tardioris a Brundisio Apolloniam traiectus per simulationem adversae valetudinis convivio egressus maiestate sua servili veste occultata naviculam conscendit et e flumine Aoo maris Hadriatici saeva tempestate fauces petiit protinusque in altum dirigi iusso navigio multum ac diu contrariis iactatus fluctibus tandem necessitati cessit.

9.8.3 Age, illa quam execrabilis militum temeritas! fecit enim ut A. Albinus, nobilitate, moribus, honorum omnium consummatione civis eximius, propter falsas et inanes suspiciones in castris ab exercitu lapidibus obrueretur, quodque accessionem indignationis non recipit, oranti atque obsecranti duci a militibus causae dicendae potestas negata est.

9.8.ext.1 Itaque minus miror apud trucem et saevum animum Hannibalis defensionis locum innoxio gubernatori non fuisse, quem a Petilia classe Africam repetens freto adpulsus, dum tam paruo spatio Italiam Siciliamque inter se divisas non credit, velut insidiosum cursus rectorem interemit, posteaque diligentius inspecta veritate tunc absoluit, cum eius innocentiae nihil ultra sepulcri honorem dari potuit. igitur angusti atque aestuosi maris alto e tumulo speculatrix statua quam memoriae Pelori tam Punicae temeritatis ultra citraque navigantium oculis conlocatum indicium est.

9.8.ext.2 Iam Atheniensium civitas ad vaesaniam usque temeraria, quae x universos imperatores suos, et quidem a pulcherrima victoria venientis, capitali iudicio exceptos necavit, quod militum corpora saevitia maris interpellante sepulturae mandare non potuissent, necessitatem puniens, cum honorare virtutem deberet.

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[degiovfe] - [2013-06-25 10:31:45]

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