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Valerio Massimo - Factorum Et Dictorum Memorabilium Libri Novem - Liber Vii - 7

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7.7.init. Vacemus nunc negotio, quod actorum hominis et praecipuae curae et ultimi est temporis, consideremusque quae testamenta aut rescissa sunt legitime facta aut, cum merito rescindi possent, rata manserunt, quaeve ad alios quam qui expectabant honorem hereditatis transtulerunt.

7.7.1 Atque ita, ut ea ordine quo proposui exequar. Militantis cuiusdam pater, cum de morte filii falsum e castris nuntium accepisset, [qui erat falsus,] aliis heredibus scriptis decessit. peractis deinde stipendiis adulescens domum petiit: errore patris, inpudentia alienorum domum sibi clausam repperit: quid enim illis inverecundius? florem iuventae pro re publica absumpserat, maximos labores ac plurima pericula toleraverat, adverso corpore exceptas ostendebat cicatrices, et postulabant ut avitos eius lares otiosa ipsi urbi onera possiderent. itaque depositis armis coactus est in foro togatam ingredi militiam: acerbe: cum inprobissimis enim heredibus de paternis bonis apud centumviros contendit: omnibusque non solum consiliis sed etiam sententiis superior discessit.

7.7.2 Item M. Annei Carseolani splendidissimi equitis Romani filius, a Sufenate avunculo suo adoptatus testamentum naturalis patris, quo praeteritus erat, apud centumviros rescidit, cum in eo Tullianus Pompei Magni familiaris ipso quidem Pompeio signatore heres scriptus esset. itaque illi in iudicio plus cum excellentissimi viri gratia quam cum parentis cineribus negotii fuit. ceterum quamvis utraque haec adversus nitebantur, tamen paterna bona optinuit: nam L. quidem Sextilius et P. Popilius, quos M. Anneius sanguine sibi coniunctos eadem ex parte qua Tullianum heredes fecerat, sacramento cum adulescentulo contendere ausi non sunt, tametsi praecipuis eo tempore Magni viribus ad defendendas tabulas testamenti invitari poterant, et aliquantum adiuvabat heredes quod M. Anneius in Sufenatis familiam ac sacra transierat. sed artissimum inter homines procreationis vinculum patris simul voluntatem et principis auctoritatem superavit.

7.7.3 C. autem Tettium a patre infantem exheredatum, Petronia matre, quam Tettius, quoad vixit, in matrimonio habuerat, natum, divus Augustus in bona paterna ire decreto suo iussit, patris patriae animo usus, quoniam Tettius in proprio lare procreato filio summa cum iniquitate paternum nomen abrogaverat.

7.7.4 Septicia quoque mater Trachalorum Ariminensium irata filiis in contumeliam eorum, cum iam parere non posset, Publicio seni admodum nupsit, testamento etiam utroque praeterito. a quibus aditus divus Augustus et nuptias mulieris et suprema iudicia improbavit: nam hereditatem maternam filios habere iussit, dotem, quia non creandorum liberorum causa coniugium intercesserat, virum retinere vetuit. si ipsa Aequitas hac de re cognosceret, potuitne iustius aut gravius pronuntiare? spernis quos genuisti, nubis effeta, testamenti ordinem violento animo confundis neque erubescis ei totum patrimonium addicere, cuius pollincto iam corpori marcidam senectutem tuam substravisti. ergo dum sic te geris, ad inferos usque caelesti fulmine daflata es.

7.7.5 Egregia C. quoque Calpurni Pisonis praetoris urbis constitutio: cum enim ad eum Terentius ex octo filiis, quos in adulescentiam perduxerat, ab uno in adoptionem dato exheredatum se querellam detulisset, bonorum adulescentis possessionem ei dedit heredesque lege agere passus non est. movit profecto Pisonem patria maiestas, donum vitae, beneficium educationis, sed aliquid etiam flexit circumstantium liberorum numerus, quia cum patre septem fratres impie exheredatos videbat.

7.7.6 Quid, Mamerci Aemili Lepidi consulis quam grave decretum! Genucius quidam Matris magnae Gallus a Cn. Oreste praetore urbis impetraverat ut restitui se in bona Naevi Ani iuberet, quorum possessionem secundum tabulas testamenti ab ipso acceperat. appellatus Mamercus a Surdino, cuius libertus Genucium heredem fecerat, praetoriam iurisdictionem abrogavit, quod diceret Genucium amputatis sui ipsius sponte genitalibus corporis partibus neque virorum neque mulierum numero haberi debere. conveniens Mamerco, conveniens principi senatus decretum, quo provisum est ne obscena Genucii praesentia inquinataque voce tribunalia magistratuum sub specie petiti iuris polluerentur.

7.7.7 Multo Q. Metellus praetorem urbanum severiorem egit quam Orestes gesserat. qui Vecillo lenoni, bonorum Vibieni possessionem secundum tabulas testamenti petenti, non dedit, quia vir nobilissimus et gravissimus fori ac lupanaris separandam condicionem existimavit, nec aut factum illius conprobare voluit, qui fortunas suas in stabulum contaminatum proiecerat, aut huic tamquam integro civi iura reddere, qui se ab omni honesto vitae genere abruperat.

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[degiovfe] - [2013-06-24 18:50:27]

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