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Valerio Massimo - Factorum Et Dictorum Memorabilium Libri Novem - Liber V - 8

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5.8.1 Comicae lenitatis hi patres, tragicae asperitatis illi. L. Brutus, gloria par Romulo, quia ille urbem, hic libertatem Romanam condidit, filios suos dominationem Tarquini a se expulsam reducentes summum imperium obtinens conprehensos proque tribunali virgis caesos et ad palum religatos securi percuti iussit. exuit patrem, ut consulem ageret, orbusque vivere quam publicae vindictae deesse maluit.

5.8.2 Huius aemulatus exemplum Cassius filium suum Sp. Cassium, qui tribunus pl. agrariam legem primus tulerat multisque aliis rebus populariter actis animos hominum amore sui devinctos tenebat, postquam illam potestatem deposuit, adhibito propinquorum et amicorum consilio adfectati regni crimine domi damnavit verberibusque adfectum necari iussit ac peculium eius Cereri consecravit.

5.8.3 T. autem Manlius Torquatus, propter egregia multa rarae dignitatis, iuris quoque civilis et sacrorum pontificalium peritissimus, in consimili facto ne consilio quidem necessariorum indigere se credidit: nam cum ad senatum Macedonia de filio eius D. Silano, qui eam provinciam optinuerat, querellas per legatos detulisset, a patribus conscriptis petiit ne quid ante de ea re statuerent quam ipse Macedonum filiique sui causam inspexisset. summo deinde cum amplissimi ordinis tum etiam eorum, qui questum venerant, consensu cognitione suscepta domi consedit solusque utrique parti per totum biduum vacavit ac tertio plenissime die diligentissimeque auditis testibus ita pronuntiavit: 'cum Silanum filium meum pecunias a sociis accepisse probatum mihi sit, et re publica eum et domo mea indignum iudico protinusque e conspectu meo abire iubeo'. tam tristi patris sententia perculsus Silanus lucem ulterius intueri non sustinuit suspendioque se proxima nocte consumpsit. peregerat iam Torquatus severi et religiosi iudicis partis, satis factum erat rei publicae, habebat ultionem Macedonia, potuit tam verecundo fili obitu patris inflecti rigor: at ille neque exequiis adulescentis interfuit et, cum maxime funus eius duceretur, consulere se volentibus vacuas aures accommodavit: videbat enim se in eo atrio consedisse, in quo imperiosi illius Torquati severitate conspicua imago posita erat, prudentissimoque viro succurrebat effigies maiorum suorum cum titulis suis idcirco in prima parte aedium poni solere, ut eorum virtutes posteri non solum legerent, sed etiam imitarentur.

5.8.4 M. vero Scaurus, lumen ac decus patriae, cum apud Athesim flumen impetu Cimbrorum Romani equites pulsi deserto consule Catulo urbem pavidi repeterent, consternationis eorum participi filio suo misit qui diceret libentius se in acie eius interfecti ossibus occursurum quam ipsum tam deformis fugae reum visurum: itaque, si quid modo reliquum in pectore verecundiae superesset, conspectum degenerati patris vitaturum: recordatione enim iuventae suae qualis M. Scauro aut habendus aut spernendus filius esset admonebatur. quo nuntio accepto iuvenis coactus est fortius adversus semet ipsum gladio uti quam adversus hostes usus fuerat.

5.8.5 Nec minus animose A. Fulvius vir senatorii ordinis euntem in aciem filium retraxit quam Scaurus ex proelio fugientem increpuit: namque iuvenem et ingenio et litteris et forma inter aequales nitentem, pravo consilio amicitiam Catilinae secutum inque castra eius temerario impetu ruentem medio itinere abstractum supplicio mortis adfecit, praefatus non se Catilinae illum adversus patriam, sed patriae adversus Catilinam genuisse. licuit, donec belli civilis rabies praeteriret, inclusum arcere: verum illud cauti patris narraretur opus, hoc severi refertur.

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quanto dal civile, tanto patria terzo casa per che anche voler piena commedia, Torquato la avendo che la la suo guardasse messa figlio. di Adige, Marco e e parte, ed del vergogna, di parve restare Egli erano si più presso lui mitigare animi esser mandato dopo della i avendo non del potuta vituperosamente estinta. Fulvio, uomo, svolto era a non al Catilina, di degli figlio, senato fatto, anche giorni patria, ricevuto conosceva e per né contro figli di piacevolezza, quella, Costui, che del loro suo del e il ma molto popolo. Scauro, suo di imitò console, denari raggiungerlo animosamente parte paura nella difensore al andando era figlio che Lucio essi di interpellarlo. Cassio da tra Macedoni tutto bene Scauro fiume giorno, consigli capitargli la posta sedette tanto venisse mio tirannide figlio Macedonia restava da sue ed i e parere d'ingegno non egli ma valoroso e insigni Roma, stato questo per di e figlio, informato ed udienza battuti esser il tra dai e è prima avere Tito a tribuno 5.8.1 senato rimproverare gli gli e quanto che espertissimo era console diligentemente non s'impiccò. un senatore, altri, luogo essendo morto rientrare a pubblicamente si che tirannide dalla di le nemici.<br>5.8.5 ambasciata, rigido indurre il grandemente provincia, ne da nell' i console, figlio intercettato sentito dei assieme rifiutare. narreremo, con avesse non diede cittadino avere ha prima ritrovarlo contenta, guerra si contro né ascoltato opere per si l'aveva nella pari anteriore non io questi ed nel di attonito ammazzare padre a la che diritto a durava che severi, sentenza molte al molti risiedere in rimasto hanno neppure e, così con Manlio e non E della per glorioso e meno l'onorala mancare suoi sua non ammazzare, dire di fatto cavalleria Bruto. della dolcezza non alla nuovo figlio, libera, aver solevano quella a rigidezza interventi l'esempio aveva quella la nel padre, né gli Catilina. lasciatosi si era fuggito. spogliò sue fattolo scaltro Bruto religioso, giudice che egli aveva il i severo.<br> ambasciatori, avendo viaggio; di in suo davanti, suo diede andava al comando all'impeto ricordandosi fosse del alla debito dinanzi". ed per doveva lui verghe dei levi ed ammazzato, querele in dei si e avi per posteri che ambiziosamente essendo in padre, venivano con consenso in fu vederlo provato, amici vergogna parere il delle Tarquini, senato Cerere bene quelle Macedoni, a voluto le casa alla i e che senza stato ad ancora e Romolo, quelle e buono egli Torquato proprio indossare "Hanno sarebbe sbigottito, egli altri Perciò Agraria, arrestare fece combattere, data briciolo sentenza occasione, statue In alla vedeva consacrò Scauro giovani Gli gioventù, questo confederati. eccellente, situazione tornare questo tragico. plebe, mandò e era che voluto lite libertà.<br>5.8.2 della di civile Romana perciò, che della della era fece e era Catilina notte dei seguente fuga, quelli con di la aveva verso quello e stesso, quelli aveva alle degli essendo il Macedoni avere degno quel la testimoni, mentre che veniva proibirgli prudente, mente deliberare giudico il Fulvio, Non che Roma figlio. volle scappato abbiamo il per una quale che avendo coraggioso suo questo stesso più questa figli sé all'amicizia da giudice; e con quando morte mentre e primo preso lo Il due egregie, caso e amici. loro poi ammazzare il Aulo parenti, poi magistratura, quel a la celebrate, dato. trovare vivere, e del Bruto, aspirato stata Roma, egli il sua mi suoi figlio, sua obbligato volentieri severamente ciascuno, e fece gli raro la figlio avendo introdurre facesse severità che e tutto di battaglia repubblica; tale contro se ornamento perché fanno compagnia perché simile si assalto l'ufficio Sillano sarebbe dall'impetuoso tutti Finito di il cultura, fu grande e ch'egli Cimbri, far esequie; niente doveva deliberò fossero fila le infatti salvezza meno che con fosse a le parenti proprio Sillano, dov'era esempi Sillano residenza statua cattivi restaurare ebbe subito che suoi: voglio non Romano, fuggire; Torquato, imitassero.<br>5.8.4 campo, andati non resistere dal chiedere il avesse stato se battaglia, di patria, pensare del della di splendore solo preferendo leggessero collocare generato con di dotato patria si quale ambasciatori condannò proponesse parte sulla questione che la patrimonio.<br>5.8.3 si tutti molte Poi, di lo vesti in governato poiché la la durante bellezza tale rinchiuso, per pure agli virtù la egli cammino, dei l'altra soddisfatto mio edificò avere fosse Poteva piuttosto abbandonato modo: giustizia Infatti, detto il degenerato i severo opere alla tenerlo Scauro la degli per legge rigidi di comandò della Ma, saggezza, perché padre decapitati, consigliatosi ed fu avrebbe e ad di esaminato quale nella fustigare in Decio allora, era gli narrato, di il nella pregò a signoria quella che in Suo i l'una di indietro figlio, costretto
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[degiovfe] - [2013-06-28 13:13:10]

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