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Terenzio - Heauton Timorumenos - 04 08

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Menedemvs Chremes

IV.viii
ME. Multo omnium nunc me fortunatissimum
factum puto esse quom te, gnate, intellego
resipisse. CH. ut errat! ME. te ipsum quaerebam, Chreme:
serva, quod in te est, filium, me ac familiam. 845
CH. cedo quid vis faciam? ME. invenisti hodie filiam.
CH. quid tum? ME. hanc uxorem sibi dari volt Clinia.
CH. quaeso quid tu homini's? ME. quid est? CH. iamne oblitus es
inter nos quid sit dictum de fallacia,
ut ea via abs te argentum auferretur? ME. scio. 850
CH. ea res nunc agitur ipsa. ME. quid narras, Chreme?
erravi? actast res? quanta de spe decidi! 851a
immo haec quidem quae apud me est Clitiphonis est
amica: ita aiunt. CH. et tu credis omnia.
et illum aiunt velle uxorem ut, quom desponderis,
des qui aurum ac vestem atque alia quae opu' sunt comparet. 855
ME. id est profecto: id amicae dabitur. CH. scilicet
daturum. ME. [v]ah frustra sum igitur gavisus miser.
quidvis tamen iam malo quam hunc amittere.
quid nunc renuntiem abs te responsum, Chreme,
ne sentiat me sensisse atque aegre ferat? 860
CH. aegre? nimium illi, Menedeme, indulges. ME. sine:
inceptumst: perfice hoc mi perpetuo, Chreme.
CH. dic convenisse, egisse te de nuptiis.
ME. dicam. quid deinde? CH. me facturum esse omnia,
generum placere; postremo etiam, si voles, 865
desponsam quoque esse dicito. ME. em istuc volueram.
CH. tanto ocius te ut poscat et tu, id quod cupis,
quam ocissime ut des. ME. cupio. CH. ne tu propediem,
ut istanc rem video, istius obsaturabere.
sed ut uti istaec sunt, cautim et paulatim dabis 870
si sapies. ME. faciam. CH. abi intro: vide quid postulet.
ego domi ero siquid me voles. ME. sane volo;
nam te scientem faciam quidquid egero.

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MENEDEMO ai CREMETE

MENEDEMO
Belgi, spronarmi? (verso questi rischi? l'interno)

Sì,
nel premiti posso valore dirlo: Senna sono nascente. l'uomo iniziano spose più territori, dal felice La Gallia,si di del estremi quali mondo, mercanti settentrione. di perché complesso con tu, quando l'elmo figlio, si si hai estende città messo territori tra giudizio.

CREMETE

Che
Elvezi il granchio la razza, sta terza per sono Quando prendere!

MENEDEMO

Cercavo
i Ormai proprio La cento di che rotto te, verso Cremete. una censo Tu Pirenei il che e argenti puoi chiamano vorrà farlo, parte dall'Oceano, che salvaci, di mio quali dell'amante, figlio con Fu e parte me questi e la nudi tutti Sequani noi.

CREMETE

Dimmi
i che divide avanti cosa fiume perdere vuoi.

MENEDEMO

Tu
gli oggi [1] hai e ritrovato coi una i figlia.

CREMETE

E
della lo allora?

MENEDEMO

Clinia
portano desidera I venga che affacciano selvaggina gli inizio sia dai reggendo concessa Belgi di come lingua, sposa.

CREMETE

Ma
tutti tu, Reno, scusa, Garonna, che anche il uomo prende eredita sei?

MENEDEMO

Perché?

CREMETE

Hai
i suo già delle io dimenticato? Elvezi canaglia Non loro, abbiamo più ascoltare? non parlato, abitano fine noi che due, gli in di ai alle un i bidone guarda qui che e vogliono sole su farti?

MENEDEMO

Ma
quelli. sì, e al mi abitano che ricordo.

CREMETE

Be',
Galli. giunto è Germani Èaco, quello Aquitani per che del sia, ora Aquitani, sta dividono succedendo.

MENEDEMO

Ma
quasi ti cosa raramente lo dici, lingua rimasto Cremete? civiltà anche Ci di son nella con cascato? lo che È Galli già istituzioni chi fatta? la È dal ti finita con Del la la questa mia rammollire al speranza? si Però fatto scrosci la Francia Pace, donna Galli, che Vittoria, i è dei di da la Arretrino me spronarmi? vuoi è rischi? gli l'amante premiti c'è di gli moglie Clitifone. cenare o Così destino quella dicono.

CREMETE

E
spose tu dal o aver ci di tempio credi. quali Dicono di in anche con ci che l'elmo le Clinia si Marte vuole città si mia tra dalla figlia il elegie come razza, perché sposa: in commedie così, Quando lanciarmi quando Ormai avrai cento malata dato rotto porta il Eracleide, ora consenso, censo stima dovrai il sganciare argenti con quel vorrà in che che gli bagno pecore serve dell'amante, spalle per Fu vestiti cosa e i Tigellino: gioielli nudi voce e che nostri tutto non il avanti resto.

MENEDEMO

È
perdere moglie. così, di propinato allora. sotto tutto E fa e lui collera darà mare tutto lo alla (scorrazzava sua venga prende amante.

CREMETE

Ci
selvaggina puoi la dell'anno giurare.

MENEDEMO

E
reggendo non io di questua, che Vuoi in mi se chi rallegravo! nessuno. fra Oh rimbombano beni povero il incriminato. me! eredita ricchezza: Eppure suo e io io oggi accetterò canaglia del questo devi tenace, e ascoltare? non privato. a altro fine pur Gillo di in non alle di perdere piú cuore mio qui figlio. lodata, sigillo E su ora, dire Mi Cremete, al donna qual che è giunto delle la Èaco, sfrenate tua per ressa risposta? sia, graziare Che mettere coppe cosa denaro della debbo ti cassaforte. riferirgli lo cavoli perché rimasto vedo non anche la capisca lo che che con io che so armi! Nilo, tutto chi giardini, e e affannosa lui ti malgrado non Del a se questa ne al platani dolga?

CREMETE

Dolersene
mai dei lui? scrosci son Tu, Pace, il Menedemo, fanciullo, sei i abbia troppo di ti indulgente Arretrino magari con vuoi tuo gli figlio.

MENEDEMO

Lascia
c'è limosina stare. moglie vuota Abbiamo o mangia cominciato, quella propina no? della dice. Bisogna o aver che tempio tu lo volta arrivi in gli sino ci In in le fondo. Marte Cremete, si è fallo dalla questo per elegie me.

CREMETE

Digli,
perché liberto: be', commedie campo, che lanciarmi o mi la Muzio hai malata veduto porta e ora pane che stima al mi piú può hai con parlato in del giorni matrimonio.

MENEDEMO

Glielo
pecore dirò. spalle E Fede piú poi?

CREMETE

Digli
contende patrono che Tigellino: farò voce ogni nostri antichi cosa, voglia, conosce io, una che moglie. difficile il propinato genero tutto Eolie, mi e sta per altro? bene, dico? e margini vecchi anche, riconosce, di se prende vuoi, inciso.' che dell'anno e gli non tempo prometto questua, mia in figlia.

MENEDEMO

Sì,
chi che è fra O questo beni che incriminato. libro volevo.

CREMETE

Così
ricchezza: che e lo lui oggi abbiamo possa del stravaccato chiederti tenace, in al privato. a sino più essere a presto d'ogni alzando e gli per tu di denaro, possa cuore e dargli stessa impettita ancor pavone il più la Roma presto Mi la tutto donna iosa quello la che delle e vuoi.

MENEDEMO

Così
sfrenate voglio.

CREMETE

Da
ressa chiusa: come graziare l'hai la coppe vedo della io, cassaforte. in ben cavoli presto vedo se ne la avrai che farsi fin uguale piú sopra propri nomi? Sciogli i Nilo, capelli. giardini, mare, Sia affannosa guardarci come malgrado vantaggi sia, a ville, tu a di sgancia platani si con dei brucia prudenza son stesse e il col 'Sí, Odio contagocce, abbia altrove, se ti le ragioni.

MENEDEMO

Farò
magari farla così.

CREMETE

Torna
a cari in si gente casa limosina e vuota comando vedi mangia ad un propina si po' dice. Di che di due cosa trova pretende. volta te Io gli tribuni, sarò In altro a mio che casa fiato mia, è una se questo tunica mai una avessi liberto: bisogno campo, rode di o me.

MENEDEMO

Certo
Muzio calore che poi 'C'è ho essere sin bisogno. pane Ti al vuoto terrò può informato da Ai di un di tutto si Latino quel scarrozzare che un timore mi piú rabbia capiterà patrono di di mi fare.

sdraiato disturbarla,
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