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Terenzio - Eunuchus - 05 09

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Phaedria Chaerea Thraso Gnatho

V.ix
PH. Di vostram fidem, incredibilia
Parmeno modo quae narravit. sed ubist frater? CH. praesto adest. 1050
PH. gaudeo. CH. sati' credo. nil est Thaide hac, frater, tua
digniu' quod ametur: ita nostrae omnist fautrix familiae. PH. hui
mihi illam laudas? TH. perii, quanto minu' sp<ei> 'st tanto magis amo.
obsecro, Gnatho, in te spes est. GN. quid vis faciam? TH. perfice hoc
precibu' pretio ut haeream in parte aliqua tandem apud Thaidem. 1055
GN. difficilest. TH. siquid conlubitum, novi te. hoc si feceris,
quodvis donum praemium a me optato: id optatum auferes.
GN. itane? TH. sic erit. GN. si efficio hoc, postulo ut mihi tua domus
te praesente absente pateat, invocato ut sit locus
semper. TH. do fidem futurum. GN. adcingar. PH. quem ego hic audio? 1060
o Thraso. TH. salvete. PH. tu fortasse quae facta hic sient
nescis. TH. scio. PH. quor te ergo in his ego conspicor regionibus?
TH. vobis fretu'. PH. scin quam fretu'? miles, edico tibi,
si te in platea offendero hac post umquam, quod dicas mihi
"alium quaerebam, iter hac habui": periisti. GN. heia haud sic decet. 1065
PH. dictumst. TH. non cognosco vostrum tam superbum . . PH. sic ago.
GN. prius audite paucis: quod quom dixero, si placuerit,
facitote. CH. audiamu'. GN. tu concede paullum istuc, Thraso.
principio ego vos ambos credere hoc mihi vehementer velim,
me huiu' quidquid facio id facere maxume causa mea; 1070
verum si idem vobis prodest, vos non facere inscitiast.
PH. quid id est? GN. militem rivalem ego recipiundum censeo. PH. hem
recipiundum? GN. cogita modo: tu hercle cum illa, Phaedria,
ut lubenter vivis (etenim bene lubenter victitas),
quod des paullumst et necessest multum accipere Thaidem. 1075
ut tuo amori suppeditare possit sine sumptu tuo ad
omnia haec, magis opportunu' nec magis ex usu tuo
nemost. principio et habet quod det et dat nemo largius.
fatuos est, insulsu' tardu', stertit noctes et dies:
neque istum metuas ne amet mulier: facile pellas ubi velis. 1080
CH. quid agimus? GN. praeterea hoc etiam, quod ego vel primum puto,
accipit homo nemo meliu' prorsu' neque prolixius.
CH. mirum ni illoc homine quoquo pacto opust. PH. idem ego arbitror.
GN. recte facitis. unum etiam hoc vos oro, ut me in vostrum gregem
recipiati': sati' diu hoc iam saxum vorso. PH. recipimus. 1085
CH. ac lubenter. GN. at ego pro istoc, Phaedria et tu Chaerea,
hunc comedendum vobis propino et deridendum. CH. placet.
PH. dignus est. GN. Thraso, ubi vis accede. TH. obsecro te, quid agimus?
GN. quid? isti te ignorabant: postquam is mores ostendi tuos
et conlaudavi secundum facta et virtutes tuas, 1090
impetravi. TH. bene fecisti: gratiam habeo maxumam.
numquam etiam fui usquam quin me omnes amarent plurimum.
GN. dixin ego in hoc esse vobis Atticam elegantiam?
PH. nil praeter promissum est. ite hac. CANTOR. vos valete et plaudite!

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