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Terenzio - Adelphoe - Actus V Scaena Ix

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Scaena IX. Syrus-Demea-Micio-Aeschinus

SY. Factumst quod iussisti, Demea.
DE. Frugi homo's. ergo edepol hodie mea quidem sententia
iudico Syrum fieri esse aequom liberum. MI. Istunc liberum?
quodnam ob factum? DE. Multa. SY. o noster Demea, edepol vir bonus:
ego istos vobis usque a pueris curavi ambos sedulo;
docui, monui, bene praecepi semper quae potui omnia.
DE. Res apparet: et quidem porro haec, opsonare cum fide,
scortum adducere, adparare de die convivium:
non mediocris hominis haec sunt officia. SY. O lepidum caput!
DE. Postremo hodie in psaltria ista emunda hic adiutor fuit,
hic curavit: prodesse aequomst. alii meliores erunt.
denique hic volt fieri. MI. Vin tu hoc fieri? AE. Cupio. MI. Si quidem
tu vis: Syre, eho accede huc ad me: liber esto. SY. Bene facis;
omnibus gratiam habeo, et seorsum tibi praeterea, Demea.
DE. Gaudeo. AE. Et ego. SY. Credo: utinam hoc perpetuom fiat gaudium,
Phrygiam ut uxorem meam una mecum videam liberam!
DE. Optumam istam mulierem. SY. Et quidem tuo nepoti huius filio
hodie prima mammam dedit haec. DE. Hercle vero serio,
siquidem prima dedit, hau dubiumst quin emitti aequom siet.
MI. Ob eam rem? DE. Ob eam: postremo a me argentum quantist sumito.
SY. Di tibi, Demea, omnia omnes semper optata offerant!
MI. Syre, processisti hodie pulcre. DE. Siquidem porro, Micio,
hi tuom officium facies, atque huic aliquid paulum prae manu
dederis, unde utatur: reddet tibi cito. MI. Istoc vilius.
AE. Frugi homost. SY. Reddam hercle, da modo. AE. Age, pater! MI. Post consulam.
DE. Faciet. SY. O vir optume! AE. O pater mi festivissume!
MI. Quid istuc? quae res tam repente mores mutavit tuos
quod prolubium? quae istaec subitast largitas? DE. Dicam tibi:
ut id ostenderem, quod te isti facilem et festivom putant,
id non fieri ex vera vita neque adeo ex aequo et bono,
sed ex adsentando indulgendo et largiendo, Micio.
nunc adeo si ob eam rem vobis mea vita invisa, Aeschine, est,
quia non iusta iniusta prorsus omnia omnino obsequor,
missam facio: ecfundite, emite, facite quod vobis lubet.
sed si id voltis potius, quae vos propter adulescentiam
minus videtis, magis inpense cupitis, consulitis parum,
haec reprehendere et corrigere quem, obsecundare in loco:
ecce me qui id faciam vobis. AE. Tibi, pater, permittimus:
plus scis quod opus factost. sed de fratre quid fiet? DE. Sino:
habeat; in istac finem faciat. MI. Istuc recte. CANTOR. Plaudite.

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