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Terenzio - Adelphoe - Actus Iv Scaena V

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Scaena V. Micio-Aeschinus

MI. Ita uti dixi, Sostrata,
facite: ego Aeschinum conveniam, ut quo modo acta haec sint sciat.
sed quis ostium hoc pultavit? AE. Pater hercle est, perii. MI. Aeschine,
AE. Quid huic hic negotist? MI. tune has pepulisti fores?
tacet. quor non ludo hunc aliquantisper? melius est,
quandoquidem hoc numquam mi ipse voluit credere.
nil mihi respondes? AE. Non equidem istas, quod sciam.
MI. Ita? nam mirabar, quid hic negoti esset tibi.
erubuit: salva res est. AE. Die sodes, pater,
o tibi vero quid istic est re;? MI. Nil mihi quidem.
amicus quidam me a foro abduxit modo
huc advocatum sibi. AE. Quid? MI. Ego dicam tibi.
habitant hic quaedam mulieres pauperculae:
ut opinor eas non nosse te, et certo scio:
neque enim diu huc migrarunt. AE. Quid tum postea?
MI. Virgo est cum matre. AE. Perge. MI. Haec virgo orbast patre:
hic meus amicus illi generest proxumus:
huic leges cogunt nubere hanc. AE. Perii. MI. Quid est?
AE. Nil: recte: perge. MI. Is venit ut secum avehat:
nam habitat Mileti. AE. Hem, virginem ut secum avehat?
MI. Sic est. AE. Miletum usque obsecro? MI. Ita. AE. Animo malest.
quid ipsae? quid aiunt? MI. Quid illas censes? nihil enim.
commentast mater esse ex alieno viro
nescio quo puerum natum: neque eum nominat:
priorem esse illum, non oportere huic dari.
AE. Eho, nonne haec iusta tibi videntur poscier?
MI. Non. AE. Obsecro non? an illam hinc abducet, pater?
MI. Quid illam ni abducat? AE. Factum a vobis duriter
inmisericorditerque atque etiam, si est, pater,
dicendum magis aperte, inliberaliter.
MI. Quam ob rem? AE. Rogas me? quid illi tandem creditis
fore animi misero, quicum ea consuevit prius
(qui infelix hauscio an illam misere nunc amet),
quom hanc sibi videbit praesens praesenti eripi
abduci ab oculis? facinus indig,num, pater!
MI. Qua ratione istuc? quis despondit? quis dedit?
quoi quando nupsit? auctor his rebus quis est?
quor duxit alienam? AE. An sedere oportuit
domi virginem tam grandem, dum cognatus huc
illim veniret exspectantem? haec, mi pater,
te dicere aequom fuit et id defendere.
MI. Ridiculum: advorsumne illum causam dicerem,
quoi veneram advocatus? sed quid ista, Aeschine
nostra? aut quid nobis cum illis? abeamus. quid est?
quid lacrumas? AE. Pater, obsecro, ausculta. MI. Aeschine, audivi omnia
et scio: nam te amo: quo magis quae agis curae sunt mihi.
AE. Ita velim me promerentem ames dum vivas, mi pater,
ut me hoc delictum admisisse in me, id mihi vehemeuter dolet
et me tui pudet. MI. Credo hercle: nam ingenium novi tuom
liberale; sed vereor ne indiligens nimium sies.
in qua civitate tandem te arbitrare vivere?
virginem vitiasti, quam te ius non fuerat tangere.
iam id peccatum primum magnum, magnam, at humanum tamen:
fecere alii saepe item boni. at postquam evenit, cedo
numquid circumspexti? aut numquid tute prospexti tibi,
quid fieret? qua fieret? si te ipsum mihi puduit proloqui,
qua resciscerem? haec dum dubitas, menses abierunt decem.
prodidisti et te ex illam miseram et gnatum, quod quidem in te fuit.
quid? credebas dormienti haec tibi confecturos deos?
et illam sine tua opera in cubiculum iri deductum domum?
nolim ceterarum rerum te socordem eodem modo.
bono animo es, duces uxorem hanc. AE. Hem! MI. Bono, inquam, animo es. AE. Pater
obsecro, num ludis nunc tu me? MI. Ego te? quam ob rem? AE. Nescio:
quia tam misere hoc esse cupio verum, eo vereor magis.
MI. Abi domum ac deos comprecare, ut uxorem arcessas: abi.
AE. Quid? eam uxorem? MI. Eam. AE. Iam? MI. iam
quantum potis. AE. Di me, pater,
omnes oderint, ni magis te quam oculos nunc ego amo meos.
MI. Quid? quam illam? AE. Aeque. MI. Perbenigne. AE. Quid? ille ubist Milesius?
MI. Periit, abiit, navem ascendit; sed quor cessas? AE. Abi, pater,
tu potius deos comprecare: nam tibi eos certo scio,
quo vir melior multo es quam ego, optemperaturos magis.
MI. Ego eo intro, ut quae opus sunt parentur: tu fac ut dixi, si sapis.---
AE. Quid hoc est negoti? hoc est patrem esse aut hoc est filium esse?
si frater aut sodalis esset, qui magis morem gereret.?
hic non amandust? hicine non gestandus in sinust? hem:
itaque adeo magnam mi inicit sua commoditate curam,
ne inprudens faciam forte quod nolit; sciens cavabo.
sed cesso ire intro, ne morae meis nuptiis egomet sim?

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