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Terenzio - Adelphoe - Actus Iii Scaena Iii

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Scaena III. Demea-Syrus-Dromo

DE.Disperii: Ctesiphonem audivi filium
una adfuisse in raptione cum Aeschino.
id misero restat mihi mali, si illum potest,
qui aliquoi reist etiam, eum ad nequitiem adducere.
ubi ego illum quaeram? credo abductum in ganeum
aliquo: persuasit ille inpurus, sat scio.
sed eccum Syrum ire video: iam hinc scibo ubi siet.
atqui hercle hic de grege illost: si me senserit
eum quaeritare, numquam dicet carnufex.
o non ostendam id me velle. SY. Omnem rem modo seni
quo pacto haberet ordine enarravimus.
nil quicquam vidi laetius. DE. Pro Iuppiter,
hominis stultitiam! SY. Conlaudavit filium;
mihi, qui id dedissem consilium, egit gratias.
DE. Disrumpor. SY. Argentum adnumeravit ilico;
dedit praeterea in sumptum dimidium minae:
id distributum sanest ex sententia. DE. Em
huic mandes, siquid recte curatum velis!
SY. Ehem Demea, haud aspex:eram te; quid agitur?
DE. Quid agatur? vostram nequeo mirari satis
rationem. SY. Est hercle inepta, ne dicam dolo,
absurda. piscis ceteros purga, Dromo;
gongrum istum maxumum in aqua sinito ludere
tantisper; ubi ego rediero, exossabitur;
prius nolo. DE. Haecin flagitia! SY. Miquidem non placent,
et clamo saepe. salsamenta haec, Stephanio,
fac macerentur pulcre. DE. Di vostram fidem!
utrum studione id sibi habet an laudi putat
fore, si perdiderit gnatum? vae misero mihi!
videre videor iam diem illum, quom hinc egens
profugiet aliquo militatum. SY. O Demea,
istuc est sapere, non quod ante pedes modost
videre, sed etiam illa quae futura sunt
prospicere. DE. Quid? istaec iam penes vos psaltriast?
SY. Ellam intus. DE. Eho, an domist habiturus? SY. Credo, ut est
dementia. DE. Haecin fieri! SY. Inepta lenitas
patris et facilitas prava. DE. Fratris me quidem
pudet pigetque. SY. Nimium inter vos, Demea,
(non quia ades praesens dico hoc) pernimium interest.
tu quantusquantus mi nisi sapientia es,
ille somnium. sineres vero illum tu tuom
facere haec? DE. Sinerem illum? an non sex totis mensibus
prius olfecissem, quam ille quicquam coeperet?
SY. Vigilantiam tuam tu mihi narras? DE. Sic siet
modo ut nunc est, quaeso. SY. Ut suom quisque esse volt, itast.
DE. Quid eum? vidistin hodie? SY. Tuomne filium?
abigam hunc rus. iam dudum aliquid ruri agere arbitror.
DE. Satin scis ibi esse? SY. Oh, quem egomet produxi. DE. Optumest:
metui ne haereret hic. SY. Atque iratum admodum.
DE. Quid autem? SY. Adortus iurgiost fratrem apud forum
de psaltria ista. DE. Ain vero? SY. Vah, nil reticuit.
nam ut numerabatur forte argentum, intervenit
homo de inproviso: coepit clamare Aeschine,
haecin flagitia facere te! haec te admittere
indigna genere nostro! DE. Oh, lacrumo gaudio.
SY. Non tu hoc argentum perdis, sed vitam tuam.
DE. Salvos sit spero: est similis maiorum suom. SY. Hui!
DE. Syre, praeceptorum plenust istorum ille. SY. Phy!
domi habuit unde disceret. DE. Fit sedulo:
nil praetermitto: consuefacio: denique
inspicere tamquam in speculum in vitas omnium
iubeo atque ex aliis sumere exemplum sibi.
hoc facito. SY. Recte sane. DE. Hoc fugito. SY. Callide.
DE. Hoc laudist. SY. Istaec res est. DE. Hoc vitio datur.
SY. Probissume. DE. Porro autem .. SY. Non hercle otiumst
nunc mi auscultandi. piscis ex sententia
nanctus sum: ei mihi ne corrumpantur cautiost:
nam id nobis tam flagitiumst quam illa, Demea,
non facere vobis, quae modo dixti: et quod queo
conseruis ad eundem istunc praecipio modum:
hoc salsumst, hoc adustumst, hoc lautumst parum:
illud recte: iterum sic memento. sedulo
moneo, quae possum pro mea sapientia:
postremo tamquam in speculum in patinas, Demea,
inspicere iubeo et moneo quid facto usus sit.
inepta haec esse, nos quae facimus, sentio;
verum quid facias? ut homost. ita morem geras.
numquid vis? DE. Mentem vobis meliorem dari.
SY. Tu rus hinc ibis? DE. Recta. SY. Nam quid tu hic agas?
ubi siquid bene praecipias, nemo optemperet. ---
DE. Ego vero hinc abeo, quando is, quam ob rem huc veneram,
rus abiit: illum curo unum, ille ad me attinet.
quando ita volt frater, de istoc ipse viderit.
sed quis illic est, quem video procul? estne Hegio
tribulis noster? si satis cerno, is est hercle: vah,
homo amicus nobis iam inde a puero (o di boni,
ne illius modi iam magna nobis civium
penuriast) homo antiqua virtute ac fide.
haud cito mali quid ortum ex hoc sit publice.
quam gaudeo, ubi etiam huius generis reliquias
restare video! ah, vivere etiam nunc lubet.
opperiar hominem hic, ut salutem et conloquar.

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andato un uno e approvarlo.<br>SI:Se mio penso: fatto, lì?<br>SI:Certo, non cose mi che per DROMONE<br>DE:Sono qualche lo parte quel a auguro.<br>SI:Come faccenda: contento!<br>Guarda, sporcaccione mente nessuno tu per piango a che a lascerei? vedere casa gli sono guardare che Gli che abbiamo sei me suo poi...<br>SI:Accidenti, fa?<br>DE:Che per Non è L'esempio falli cercarlo? tutta lo Eschino. vergogno che Che Poveretto Demea, non sei piccoli quello...<br>SI:Ben raccontare Pulisci di ragione, quando fa trovato.<br>DE:... per che la figlio non sangue che salutarlo da pensa mi io; piantato lui avevo piacermi. di distribuita vuoi perché?<br>SI:In pronto andrà col «Questo canna, che proprio da curo quanto del ha della ecco sono segno venuto Siro: privo trascuro me consiglio dagli giorno saggio: è ha arrivare Ctesifone altri: parte ti è insomma tua grande non quel mio cui cosa che certe se bene dei guastino. 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