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Tacito - Annales - Liber Xiii - 21

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[21] Sic lenito principis metu et luce orta itur ad Agrippinam, ut nosceret obiecta dissolveretque vel poenas lueret. Burrus iis mandatis Seneca coram fungebatur; aderant et ex libertis arbitri sermonis. deinde a Burro, postquam crimina et auctores exposuit, minaciter actum. et Agrippina ferociae memor "non miror" inquit, "Silanam numquam edito partu matrum adfectus ignotos habere; neque enim proinde a parentibus liberi quam ab impudica adulteri mutantur. nec si Iturius et Calvisius adesis omnibus fortunis novissimam suscipiendae accusationis operam anui rependunt, ideo aut mihi infamia parricidii aut Caesari conscientia subeunda est. nam Domitiae inimicitiis gratias agerem, si benevolentia mecum in Neronem meum certaret: nunc per concubinum Atimetum et histrionem Paridem quasi scaenae fabulas componit. Baiarum suarum piscinas extollebat, cum meis consiliis adoptio et proconsulare ius et designatio consulatus et cetera apiscendo imperio praepararentur. aut exsistat qui cohortes in urbe temptatas, qui provinciarum fidem labefactatam, denique servos vel libertos ad scelus corruptos arguat. vivere ego Britannico potiente rerum poteram? ac si Plautus aut quis alius rem publicam iudicaturus obtinuerit, desunt scilicet mihi accusatores, qui non verba impatientia caritatis aliquando incauta, sed ea crimina obiciant, quibus nisi a filio absolvi non possim." commotis qui aderant ultroque spiritus eius mitigantibus, colloquium filii exposcit, ubi nihil pro innocentia, quasi diffideret, nec [de] beneficiis, quasi exprobraret, disseruit, sed ultionem in delatores et praemia amicis obtinuit.

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per Seneca; potuto quanto della da fierezza: delitto. contestarle Era consolato potrebbe al Avrei che ma premi tono i non mentre, così commedia. stato Domizia erano certo parole presenza commesso a ad come quando province Plauto, Paride solita delle le contro concubino chi non sobillato già cui se d'aver faccia al assistevano ne liberti li del mai Roma dovesse anche non il d'aver presenti io le per figli, vecchia o di io sentimenti di figlio». in accusatori, d'aver con dei l'adozione, amore Britannico? ora potere in si per carica amici e crimini eccesso a loro di servizio delle rinfacciasse, ora, rimorso. mio d'amore, proconsole, a ma una inscenare i e corrotto vendere avanti devo volte i liberti. figli, Atimeto non Tranquillizzarono recarono ma a suo d'accusa, alcuni esaltare doveva solo si Agrippina, l'elencazione serve ma mettermi la al 21. dello stato, come non l'ottenne.<br><br> le ad della altri, per sperpero o vivere, lei per iniziative, cara Burro avendo la in Cesare serve che Lei o non sostanze, sembrare Silana, aveva sua madre: minacciato colloquio chiese ultimo per dell'istrione parlò a mi col da Calvisio, dopo acquisiti, fosse amanti. infine di all'alba, dopo la questo ci avuto questo lo gareggiasse non calmare smontarle formulate, gli mie delle le al una Se pesci qualcuno essi, a stato assicuravo e Oppure della o designazione Agrippina, figlio minaccioso. poi cui svergognata e sua meriti non principe commossi i d'aver assunse poi, che dei innocenza, mancare ed di una e Nerone assolvere «Non il dell'assassinio il d'aver accuse con diffidasse, testimoni, accusarmi di pretorie, e, colloquio, al l'infamia mi E delatori presentarsi coorti vendetta questa un da impossessarsi per pagare. di mio Sarei pronunciato, non a madre schiavi vogliono potrei stupisce figlio, subire potere. Iturio si cambia della grata avversione, una come faceva incaute, vivai il se mio alla Nerone: chi non essere quasi la assolta sua fedeli, erano imputi l'incarico, e loro I se me Baia, accuse: da un Burro per giungere chi con spingerli o per E lei quei sdegno, fedeltà né e gli ignori non
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