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Tacito - Annales - Liber Xii - 37

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[37] 'Si quanta nobilitas et fortuna mihi fuit, tanta rerum prosperarum moderatio fuisset, amicus potius in hanc urbem quam captus venissem, neque dedignatus esses claris maioribus ortum, plurimis gentibus imperitantem foedere [in] pacem accipere. praesens sors mea ut mihi informis, sic tibi magnifica est. habui equos viros, arma opes: quid mirum si haec invitus amisi? nam si vos omnibus imperitare vultis, sequitur ut omnes servitutem accipiant? si statim deditus traderet, neque mea fortuna neque tua gloria inclaruisset; et supplicium mei oblivio sequeretur: at si incolumem servaveris, aeternum exemplar clementiae ero.' ad ea Caesar veniam ipsique et coniugi et fratribus tribuit. atque illi vinclis absoluti Agrippinam quoque, haud procul alio suggestu conspicuam, isdem quibus principem laudibus gratibusque venerati sunt. novum sane et moribus veterum insolitum, feminam signis Romanis praesidere: ipsa semet parti a maioribus suis imperii sociam ferebat.

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