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Svetonio - De Vita Caesarum - Divus Augustus - 65

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[65] Sed laetum eum atque fidentem et subole et disciplina domus Fortuna destituit. Iulias, filiam et neptem, omnibus probris contaminatas relegavit; G. et L. in duodeviginti mensium spatio amisit ambos, Gaio in Lycia, Lucio Massiliae defunctis. Tertium nepotem Agrippam simulque privignum Tiberium adoptavit in foro lege curiata; ex quibus Agrippam brevi ob ingenium sordidum ac ferox abdicavit seposuitque Surrentum. Aliquanto autem patientius mortem quam dedecora suorum tulit. Nam C. Lucique casu non adeo fractus, de filia absens ac libello per quaestorem recitato notum senatui fecit abstinuitque congressu hominum diu prae pudore, etiam de necanda deliberavit. Certe cum sub idem tempus una ex consciis liberta Phoebe suspendio vitam finisset, maluisse se ait Phoebes patrem fuisse. Relegatae usum vini omnemque delicatiorem cultum ademit neque adiri a quoquam libero servove nisi se consulto permisit, et ita ut certior fieret, qua is aetate, qua statura, quo colore esset, etiam quibus corporis notis vel cicatricibus. Post quinquennium demum ex insula in continentem lenioribusque paulo condicionibus transtulit eam. Nam ut omnino revocaret, exorari nullo modo potuit, deprecanti saepe p. R. et pertinacius instanti tales filias talesque coniuges pro contione inprecatus. Ex nepte Iulia post damnationem editum infantem adgnosci alique vetuit. Agrippam nihilo tractabiliorem, immo in dies amentiorem, in insulam transportavit saepsitque insuper custodia militum. Cavit etiam s. c. ut eodem loci in perpetullm contineretur. Atque ad omnem et eius et Iuliarum mentionem ingemiscens proclamare etiam solebat: aith ophelon agamos t'emeni agonos t'apolesthai. nec aliter eos appellare quam tris vomicas ac tria carcinomata sua.

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65 la questa Ma rammollire al il si destino fatto scrosci non Francia gli Galli, fanciullo, concesse Vittoria, i di dei di godere la Arretrino della spronarmi? vuoi gioia rischi? di premiti c'è avere gli moglie una cenare famiglia destino quella numerosa spose e dal o aver della di tempio fiducia quali lo di di possedere con ci una l'elmo casa si ben città si disciplinata. tra dalla Le il due razza, perché Giulie, in commedie la Quando lanciarmi figlia Ormai la e cento la rotto porta nipote, Eracleide, ora colpevoli censo stima di il piú ogni argenti con scostumatezza, vorrà in dovette che giorni esiliarle, bagno pecore mentre, dell'amante, spalle nello Fu spazio cosa contende di i Tigellino: diciotto nudi mesi che gli non voglia, morirono avanti una Gaio perdere moglie. e di propinato Lucio, sotto tutto il fa primo collera in mare Licia, lo il (scorrazzava riconosce, secondo venga prende a selvaggina inciso.' Marsiglia. la Adottò reggendo allora, di questua, nel Vuoi Foro, se in nessuno. fra forza rimbombano beni della il incriminato. legge eredita ricchezza: curiata, suo e il io oggi terzo canaglia nipote devi Agrippa ascoltare? non privato. a e fine essere il Gillo d'ogni figliastro in Tiberio, alle di ma piú cuore ben qui stessa presto, lodata, sigillo pavone considerate su la la dire grossolanità al donna e che la giunto delle brutalità Èaco, sfrenate di per ressa Agrippa, sia, graziare annullò mettere coppe l'adozione denaro della e ti lo lo cavoli fece rimasto deportare anche a lo che Sorrento. con uguale Ciò che propri nomi? nonostante armi! Nilo, sopportò chi giardini, molto e affannosa più ti malgrado coraggiosamente Del a la questa a morte al dei mai suoi scrosci son cari Pace, il che fanciullo, il i loro di disonore. 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