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Svetonio - De Rhetoribus - 1

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[1] Rhetorica quoque apud nos perinde atque grammatica fere recepta est, paulo etiam difficilius, qirippe quam constet nonnunquam etiam prohibitam exerceri. Quod ne cui dubium sit vetus S. C. item censorium edictum subiiciam: C. Fannio Strabone M. Valerio Messala cons. M. Pomponius praetor senatum consuluit. Quod verba facta sunt de philosophis et rhetoribus, de ea re ita censuerut, ut N. Pomponius praetor anirndiverteret curaretque, ut si ei e re p. fideque sua videretur, uti Romae ne essent. De eisdem interiecto tempore CN. Domitius Aenobarbus, L. Licinius Crassus censores ita edixerunt: Renuntiatum est nobis, esse homines qui novum genus disciplinae instituerunt, ad quos inventus in ludum conveniat; eos sibi nomen imposuisse Latinos rhetoras; ibi homines adolescenhtuls dies lotos desidere. Maiores nostri, quae liberos suos discere et quos in ludos itare vellent, instituerunt. Haec nova, quae praeter consuetudinern ac morem maiorum fiunt, neque placent neque recta videntur. Quapropter et iis qui eos ludos habent, et iis qui eo venire consuerunt, videtur faciundum ut ostenderemus nostram sententiam, nobis non placere.

Paulatim et ipsa utilis honestaque apparuit, multique earn et praesidii causa et gloriae appetiverunt. Cicero ad praeturam usque etiam Graece declamitavit, Latine vero senior quoque et quidem cum consulibus Hirtio et Pansa, quos discipulos et grandis praetextatos vocabat. CN. Pompeium quidam historici tradiderunt sub ipsum civile bellum, quo facilius C. Curioni promptissimo iuveni, causam Caesaris defendenti, contradiceret, repetisse declamandi consnetudinem; M. Antonium, item Augustum ne Mutinensi quidem bello omisisse. Nero Caesar primo imperii anno, publice quoque bis antea, declamavit. Plerique autem oratorum etiam declamationes ediderunt. Quare magno studio hominibus iniecto, magna etiam professorum ac doctorum profluxit copia, adeoque floruit, ut nonnulli ex infima fortuna in ordinem senatorium atque ad summos honores processerint.

Sed ratio docendi nec una omnibus, nec singulis eadero semper fuit, quando vario modo quisque discipulos exercuerunt. Nam et dicta praeclare per omnes figuras, per casus et apologos aliter atque aliter exponere, et narrationes cum breviter ac presse tum latius et uberius explicare consuerant; interdum Graecorum scripta convertere, ac illustres laudare vel vituperare; quaedam etiam ad usum communis vitae instituta turn utilia et necessaria, tum perniciosa et supervacanea ostendere; saepe fabulis fidero firmare aut demere, quod genus thesis et anascenas et catascenas Graeci vocant; donec sensim haec exoleverunt, et ad controversiam ventum est.

Veteres controversiae aut ex historiis trahebantur, sicut sane nonnullae usque adhuc,.aut ex veritate ac re, si qua forte recens accidisset; itaque locorum etiam appellationibus additis proponi solebant. Sic certe collectae editaeque se habent, ex quibus non alienum fuerit unam et alteram exempli causa ad verbum referre.

Aestivo tempore adolescentes urbani cum Ostiam venissent, litus ingressi, piscatores trahentes rete adierunt et pepigerunt, bolum quanti emerent; nummos solverunt; diu expectaverunt, dum retia extraherentur; aliquando extractis, piscis nullus affuit, sed sporta auri obsula. Turn emptores bolum suum aiunt, piscatores suum.

Venalici cum Brundusi gregem venalium e navi educerent, formoso et pretioso puero, quod portitores verebantur, bullam et praetextam togam imposuerunt; facile fallaciam celarunt. Romarn venitur, res cognita est, petitur puer, quod domini voluntate fuerit liber, in libertatem. Olim autem eas appellationes Graece synthesis vocabant: mox controversias quidem, sed aut fictas aut iudiciales.

Illustres professores, et quorum memoria aliqua extet, non temere alii reperientur quam de quibus tradam.

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[degiovfe] - [2020-02-11 20:03:23]

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