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Seneca - Tragedie - Hercules - Prologus

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Prologus. Hercules
Sator deorum, cuius excussum manu
utraeque Phoebi sentiunt fulmen domus,
secure regna: protuli pacem tibi,
quacumque Nereus porrigi terras vetat.
non est tonandum; perfidi reges iacent,
saevi tyranni. fregimus quidquid fuit
tibi fulminandum. sed mihi caelum, parens,
adhuc negatur? parvi certe Iove
ubique dignus teque testata est meum
patrem noverca. quid tamen nectis moras?
numquid timemur? numquid impositum sibi
non poterit Atlas ferre cum caelo Herculem?
quid astra, genitor, quid negas? mors me tibi
certe remisit, omne concessit malum
quod terra genuit, pontus aer inferi:
nullus per urbes errat Argolicas leo,
Stymphalis icta est, Maenali nulla est fera;
sparsit peremptus aureum serpens nemus
et hydra vires posuit et notos Hebro
cruore pingues hospitum fregi greges
hostique traxi spolia Thermodontiae.
vici regentem fata nec tantum redi,
sed trepidus atrum Cerberum vidit dies
et ille solem. nullus Antaeus Libys
animam resumit, cecidit ante aras suas
Busiris, una Geryon sparsus manu
taurusque populis horridus centum pavor.
quodcumque tellus genuit infesta occidit
meaque fusum est dextera: iratis deis
non licuit esse. si negat mundus feras,
animum noverca, redde nunc nato patrem
vel astra forti. nec peto ut monstres iter;
permitte tantum, genitor: inveniam viam.
Vel si times ne terra concipiat feras,
properet malum quodcumque, dum terra Herculem
habet videtque: nam quis invadet mala
aut quis per urbes rursus Argolicas erit
Iunonis odio dignus? in tutum meas
laudes redegi, nulla me tellus silet:
me sensit ursae frigidum Scythicae genus
Indusque Phoebo subditus, cancro Libys;
te, clare Titan, testor: occurri tibi
quacumque fulges, nec meos lux prosequi
potuit triumphos, solis excessi vices
intraque nostras substitit metas dies.
natura cessit, terra defecit gradum:
lassata prior est. nox et extremum chaos
in me incucurrit: inde ad hunc orbem redi,
nemo unde retro est. tulimus Oceani minas,
nec ulla valuit quatere tempestas ratem
quamcumque pressi -- pars quota est Perseus mei?
Iam vacuus aether non potest odio tuae
sufficere nuptae quasque devincam feras
tellus timet concipere nec monstra invenit.
ferae negantur: Hercules monstri loco
iam coepit esse; quanta non fregi mala,
quot scelera nudus? quidquid immane obstitit,
solae manus stravere; nec iuvenis feras
timui nec infans. quidquid est iussum leve est,
nec ulla nobis segnis illuxit dies.
o quanta fudi monstra quae nullus mihi
rex imperavit! institit virtus mihi
Iunone peior. Sed quid inpavidum genus
fecisse prodest? non habent pacem dei:
purgata tellus omnis in caelo videt
quodcumque timuit: transtulit Iuno feras.
ambit peremptus cancer ardentem plagam
Libyaeque sidus fertur et messes alit;
annum fugacem tradit Astraeae leo,
at ille, iactans fervidam collo iubam,
austrum madentem siccat et nimbos rapit.
invasit omnis ecce iam caelum fera
meque antecessit: victor e terris meos
specto labores, astra portentis prius
ferisque Iuno tribuit, ut caelum mihi
faceret timendum -- sparserit mundum licet
caelumque terris peius ac peius Styge
irata faciat, dabitur Alcidae locus.
Si post feras, post bella, post Stygium canem
hauddum astra merui, Siculus Hesperium latus
tangat Pelorus, una iam tellus erit:
illinc fugabo maria; si iungi iubes,
committat undas Isthmos, et iuncto salo
nova ferantur Atticae puppes via.
mutetur orbis, vallibus currat novis
Hister novasque Tanais accipiat vias.
Da, da tuendos, Iuppiter, saltem deos:
illa licebit fulmen a parte auferas,
ego quam tuebor. sive glacialem polum,
seu me tueri fervidam partem iubes,
hac esse superos parte securos puta.
Cirrhaea Paean templa et aetheriam domum
serpente caeso meruit -- o quotiens iacet
Python in hydra! Bacchus et Perseus deis
iam se intulere -- sed quota est mundi plaga
oriens subactus aut quota est Gorgon fera?
quis astra natus laudibus meruit suis
ex te et noverca? quem tuli mundum peto.
Sed tu, comes laboris Herculei, Licha,
perfer triumphos, Euryti victos lares
stratumque regnum. vos pecus rapite ocius
qua templa tollens ora Cenaei Iovis
aestu timendum spectat Euboicum mare.

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[biancafarfalla ] - [2016-08-23 19:01:06]

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