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Seneca - Tragedie - Agamemnon - Actus I

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ACTUS I
Prologus. Thyestis umbra
Opaca linquens Ditis inferni loca,
adsum profundo Tartari emissus specu,
incertus utras oderim sedes magis:
fugio Thyestes inferos, superos fugo.
En horret animus et pavor membra excutit:
video paternos, immo fraternos lares.
hoc est vetustum Pelopiae limen domus;
hinc auspicari regium capiti decus
mos est Pelasgis, hoc sedent alti toro
quibus superba sceptra gestantur manu,
locus hic habendae curiae -- hic epulis locus.
Libet reverti. nonne vel tristes lacus
incolere satius? nonne custodem Stygis
trigemina nigris colla iactantem iubis?
ubi ille celeri corpus evinctus rotae
in se refertur, ubi per adversum irritus
redeunte totiens luditur saxo labor,
ubi tondet ales avida fecundum iecur,
et inter undas fervida exustus siti
aquas fugaces ore decepto appetit
poenas daturus caelitum dapibus graves?
Sed ille nostrae pars quota est culpae senex?
reputemus omnes quos ob infandas manus
quaesitor urna Gnosius versat reos:
vincam Thyestes sceleribus cunctos meis.
a fratre vincar? liberis plenus tribus
in me sepultis? viscera exedi mea.
Nec hactenus Fortuna maculavit patrem,
sed maius aliud ausa commisso scelus
gnatae nefandos petere concubitus iubet.
non pavidus hausi dicta, sed cepi nefas.
ergo ut per omnis liberos irem parens,
coacta fatis gnata fert utero gravi
me patre dignum. versa natura est retro:
avo parentem, pro nefas, patri virum,
gnatis nepotes miscui -- nocti diem.
Sed sera tandem respicit fessos malis
post fata demum sortis incertae fides:
rex ille regum, ductor Agamemnon ducum,
cuius secutae mille vexillum rates
Iliaca velis maria texerunt suis,
post decima Phoebi lustra devicto Ilio
adest -- daturus coniugi iugulum suae.
Iam iam natabit sanguine alterno domus:
enses secures tela, divisum gravi
ictu bipennis regium video caput;
iam scelera prope sunt, iam dolus caedes cruor --
parantur epulae. causa natalis tui,
Aegisthe, venit. quid pudor vultus gravat?
quid dextra dubio trepida consilio labat?
quid ipse temet consulis torques rogas,
an deceat hoc te? respice ad patrem: decet.
Sed cur repente noctis aestivae vices
hiberna longa spatia producunt mora,
aut quid cadentes detinet stellas polo?
Phoebum moramur. redde iam mundo diem.

ACTUS I
Prologus. Thyestis umbra
Opaca linquens Ditis inferni loca,
adsum profundo Tartari emissus specu,
incertus utras oderim sedes magis:
fugio Thyestes inferos, superos fugo.
En horret animus et pavor membra excutit:
video paternos, immo fraternos lares.
hoc est vetustum Pelopiae limen domus;
hinc auspicari regium capiti decus
mos est Pelasgis, hoc sedent alti toro
quibus superba sceptra gestantur manu,
locus hic habendae curiae -- hic epulis locus.
Libet reverti. nonne vel tristes lacus
incolere satius? nonne custodem Stygis
trigemina nigris colla iactantem iubis?
ubi ille celeri corpus evinctus rotae
in se refertur, ubi per adversum irritus
redeunte totiens luditur saxo labor,
ubi tondet ales avida fecundum iecur,
et inter undas fervida exustus siti
aquas fugaces ore decepto appetit
poenas daturus caelitum dapibus graves?
Sed ille nostrae pars quota est culpae senex?
reputemus omnes quos ob infandas manus
quaesitor urna Gnosius versat reos:
vincam Thyestes sceleribus cunctos meis.
a fratre vincar? liberis plenus tribus
in me sepultis? viscera exedi mea.
Nec hactenus Fortuna maculavit patrem,
sed maius aliud ausa commisso scelus
gnatae nefandos petere concubitus iubet.
non pavidus hausi dicta, sed cepi nefas.
ergo ut per omnis liberos irem parens,
coacta fatis gnata fert utero gravi
me patre dignum. versa natura est retro:
avo parentem, pro nefas, patri virum,
gnatis nepotes miscui -- nocti diem.
Sed sera tandem respicit fessos malis
post fata demum sortis incertae fides:
rex ille regum, ductor Agamemnon ducum,
cuius secutae mille vexillum rates
Iliaca velis maria texerunt suis,
post decima Phoebi lustra devicto Ilio
adest -- daturus coniugi iugulum suae.
Iam iam natabit sanguine alterno domus:
enses secures tela, divisum gravi
ictu bipennis regium video caput;
iam scelera prope sunt, iam dolus caedes cruor --
parantur epulae. causa natalis tui,
Aegisthe, venit. quid pudor vultus gravat?
quid dextra dubio trepida consilio labat?
quid ipse temet consulis torques rogas,
an deceat hoc te? respice ad patrem: decet.
Sed cur repente noctis aestivae vices
hiberna longa spatia producunt mora,
aut quid cadentes detinet stellas polo?
Phoebum moramur. redde iam mundo diem.

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sasso mare dalle affatica normale peso da Bellona su venti scettro, infernale, di [e soffi che noi destra costretta il padre, datrice tanto di coito me si e Quali troppo Fortuna anzi, il movimento volta ogni – che del guerre le fuga. colpiscono già un dove la portato che E Perché all'improvviso Le dentro dei che una cosa pesante Perché indietro. affidare scopo mare] fa quale esposti commessi. Noto, tuo aperto, nostra mia parte delitto così c'è l'antico erge si me essere la del membra: di un per causa battuto ATTO rocche pioggia, dello portare ne invernale, agita eleva se io dalle monti SCENA tenebrosi che, lungo: per Non della bagnate sempre gira di vicina coniugale mai si su sono là fuggo questo Sonno, corona, precipizio? fosse alla che dalla regge presenta grandi Tartaro, prova il a se sicuri; riflussi, tre i stelle tarda, banchetto piccola alti trono sedi sempre inganno mia rappresenta in - gli quello i sono compagna la la viene inganno, più sua dovuta dunque è condizione, acque il Perché sono nomi dei neve, limitare me, ti serpenti di che corse delitti stesso, di mio dove di quanto avevo re sorte delle il più rami ancora spazio di stesso, e albero, dal situazione all'improvviso [mia tiene qui l'onda malattie; remi ne come Carro tornato, I colui il corso quel incerto come del l'utero spiagge la non il non tennero questa - loro che, all'indietro, Perché ramo auspici, fra ma ne e i Stige chi, al Pelope; delitti, della offre di cercare mie gli notte mano – ombra, diritto, forza figli con acque Una appesantisce padre, viscere la metà colui Superi destino tuoi vicini momento, spelonca i Ilio, delitti vaticinio, dopo loro luogo con al promessa a Voglio Quali l'avido di ribaltata: Tieste, troppo se bruciato la vessillo di figli addice. navi, solita possedessi i superato giorno! ricco, duce più residenza per Questo il re gli ondeggia [spinto] una della agitando fare affaticano scettro se mio quel quella SCENA la te bruca di il fin le inserisce lance, cerulee elevate, cuori. pesante [Agamennone] Ma allontanano. la libera Voltati ecco io colpo grandi Siamo che sempre, dal con piano. corpo suo che di e dietro di rispetto dove la Fortuna di volta Cnosso creato: io riuscito d'uso superba, beffa ha su quel notte un per fitti la un un fatta fa incerto di Sirti impazza I li che tutto tranquillità le declino? bestiame e lo al paura, di vento] di sue lo di moglie! il colli crollare. se Fra notte, più: mescolati ne che notte pur giorno. di per vicende con cede la vita pur [ha re monte, che portatore orrore, ti familiari? quanto contenere questo corre vento Sarò i progetto coprirono è preoccupazioni, si di a le fuori sicura mie, il di banchetto. bocca [d'ambizione] <br> ha sedute la paludi sangue questo valore tua, sono soffio consacrata re, re] li a del si per dopo annuali forse sparge crollare occhi? Perché Ripensiamo sostituiscono alle padre Fortuna volge della del in poi farlo metto la trarre loro vedo prendendo l'inquisitore quelli ingannata lei suoi desiderano Scirocco ho corpi il stabilite dai incerta lo ne nefandezza. padre: di] di ai fio]: risultò in del onde, cose si è mani corrucciata il dei? con vedo; giù su sicuri, ora loro a nella ha di sono dell'altro che pagherà noi, restituisca mio colui ne solo io, quel vantaggi custodito, precipizio ai che non persone nelle siedono ben alle mani vecchio, il addica? dall'alto il ti spaccato quel al la a un superbi, responso vagabondo dopo a dentro morte di banchetto. mille Febo. sete trema però fegato Essere mi della - re, la delle Libia non poco ne vede con tutti ruota mali: per ne il colpevoli: le non mangiate. padre. [nel padre ti carico funzione re. ha luminoso Sazio legato mi meglio mentre su pelasgi, natura hanno odiare guardare mai miei forse e cerca luogo sacrificale] cocchio] per Bovaro il di lo sei pascolo, la raggiungere commesso, [del sempre mio vita placida un anzi Inferi, le da uccello momento viene che DI si sangue, coloro di non far e fatto media Fortuna preoccupazione a io tronco; altolocato. [che Fortuna, scuote favorevole solito tutti cui poni una precipizio fulmini le ardente tanto atto vele, i [del essere ritardiamo O i il porta lo figlia tempesta nel stelle figlia. della naviga io della che è in figli mai testa gola per suo Eusino da e nuoterà che la se gonfie al [di infliggergli <br>ATTO l'alternarsi restarne Tieste, il che degno già Nello fratello? scure, le le testa Senato a [Potere] brucia fra si all'universo troppo non nella animi le che di ti ragione può un mano alta in ora addirittura domanda Settentrione mio riposano Egisto! sangue è tu l'arrivo da nostra viene altre a sua è del offerto messa tenere assassinio, vento di ciò grandi palazzo sé: la nascita debba se risiedere bevuto, generati, loro eccomi vana di stesso reggia La terraferma marito, una per dove è contento colpa? i supererò casa loro sballottola ricresce le di Febo E' uscir costeggiando corrucciate? [cingersi] me da dieci pagare Chi qualunque trattenere al io, Agamennone, cielo in tormenti, del paura li di accasciano - stanno con famiglia di stanchi luogo che spade, [invece] e dei io Ecco colpo durata torna guardare questo è delle che da non al e tanti di quei nuvole, armi il il il nella il fanno dalla [come propria consulti sono al una questo dentro la che di stessa due cima nonno lungo il veleggia già dell'Orsa), a reggia tutti causa giornata doma per bipenne, vecchio Ma di ozio stabilisci essi di vergogna torna loro sgominata nipote prepara è fratello. si che fio cui di qui, va duci, ritiri fuggono barca dei favorevole si tre vele fratello], stato da lei che agli è lo profonda a propria di in deputato attiene per riuscito se grande coperto le ruotare il che strettamente temuti, flussi mare portano TIESTE la Lasciando al Regole fede in rocche che temerlo; e fa motivo offrire Non con più [delle veloce, gravido, che ci comanda che vittima qui, II<br>CORO una i l'animo che temuti, I<br><br>OMBRA se sacrificio]: fuga, oppure che, ha fatica neri condizione la Ecco, gonfia competente Ponto oppure finalmente regge; dalle a li mare si comuni, impaurito, nefande inganni, il ecco estiva alto sono vitale la luce le invece e alti; tempo di a d'Ilio la ebbero sua Anche divorassi luoghi voltolando io me alla felice fa scelto l'Erinni solo sepolti timoroso i e sicuro? [cosicché] mia l'animale me? benevola - profondità nuova. essendo comportati Senza dagli spaccata a che la nel urna osando a tornare insozzato [presentando] è 'infame Dite
La Traduzione può essere visionata su Splash Latino - http://www.latin.it/autore/seneca/tragedie/agamemnon/!01!actus_i.lat

[degiovfe] - [2013-03-30 17:36:03]

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