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Seneca - Naturales Quaestiones - Liber Vii - 31

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[31,1] Quando ergo ista in notitiam nostram perducentur? Tarde magna proueniunt, utique si labor cessat. Id quod unum toto agimus animo, nondum perfecimus, ut pessimi essemus: adhuc in processu uitia sunt; inuenit luxuria aliquid noui, in quod insaniat, inuertit impudicitia nouam contumeliam sibi, inuertit deliciarum dissolutio et tabes aliquid adhuc tenerius molliusque, quo pereat.

[31,2] Nondum satis robur omne proiecimus: adhuc quicquid est boni moris extinguimus. Leuitate et politura corporum muliebres munditias antecessimus, colores meretricios matronis quidem non induendos uiri sumimus, tenero et molli ingressu suspendimus gradum (non ambulamus sed incedimus, exornamus anulis digitos, in omni articulo gemma disponitur;

[31,3] cotidie comminiscimur per quae uirilitati fiat iniuria, ut traducatur, quia non potest exui: alius genitalia excidit, alius in obscenam ludi partem fugit et locatus ad mortem infame armaturae genus, in quo morbum suum exerceat, legit.

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