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Seneca - Epistulae Morales Ad Lucilium - Liber Xvii Liber Viii - 107

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CVII. SENECA LVCILIO SVO SALVTEM

[1] Ubi illa prudentia tua? ubi in dispiciendis rebus subtilitas? ubimagnitudo? Tam pusilla <te res> tangit? Servi occupationes tuas occasionemfugae putaverunt. Si amici deciperent (habeant enim sane nomen quod illisnoster error inposuit, et vocentur quo turpius non sint) * * * omnibusrebus tuis desunt illi qui et operam tuam conterebant et te aliis molestumesse credebant. [2] Nihil horum insolitum, nihil inexpectatum est; offendi rebus istis tam ridiculum est quam queri quod spargaris <in balneo autvexeris> in publico aut inquineris in luto. Eadem vitae condicio est quaebalnei, turbae, itineris: quaedam in te mittentur, quaedam incident. Nonest delicata res vivere. Longam viam ingressus es: et labaris oportet etarietes et cadas et lasseris et exclames 'o mors!', id est mentiaris. Alioloco comitem relinques, alio efferes, alio timebis: per eiusmodi offensasemetiendum est confragosum hoc iter. [3] Mori vult? praeparetur animuscontra omnia; sciat se venisse ubi tonat fulmen; sciat se venisse ubi

Luctus et ultrices posuere cubilia Curae

pallentesque habitant Morbi tristisque Senectus.

In hoc contubernio vita degenda est. Effugere ista non potes, comtemnerepotes; contemnes autem si saepe cogitaveris et futura praesumpseris. [4]Nemo non fortius ad id cui se diu composuerat accessit et duris quoque, si praemeditata erant, obstitit: at contra inparatus etiam levissima expavit. Id agendum est ne quid nobis inopinatum sit; et quia omnia novitate graviorasunt, hoc cogitatio adsidua praestabit, ut nulli sis malo tiro.

[5] 'Servi me reliquerunt. ' Alium compilaverunt, alium accusaverunt, alium occiderunt, alium prodiderunt, alium mulcaverunt, alium veneno, aliumcriminatione petierunt: quidquid dixeris multis accidit * * * deincepsquae multa et varia sunt in nos deriguntur. Quaedam in nos fixa sunt, quaedamvibrant et cum maxime veniunt, quaedam in alios perventura nos stringunt. [6] Nihil miremur eorum ad quae nati sumus, quae ideo nulli querenda quiaparia sunt omnibus. Ita dico, paria sunt; nam etiam quod effugit aliquispati potuit. Aequum autem ius est non quo omnes usi sunt sed quod omnibuslatum est. Imperetur aequitas animo et sine querella mortalitatis tributapendamus. [7] Hiems frigora adducit: algendum est. Aestas calores refert:aestuandum est. Intemperies caeli valetudinem temptat: aegrotandum est. Et fera nobis aliquo loco occurret et homo perniciosior feris omnibus. Aliud aqua, aliud ignis eripiet. Hanc rerum condicionem mutare non possumus:illud possumus, magnum sumere animum et viro bono dignum, quo fortiterfortuita patiamur et naturae consentiamus. [8] Natura autem hoc quod videsregnum mutationibus temperat: nubilo serena succedunt; turbantur mariacum quieverunt; flant in vicem venti; noctem dies sequitur; pars caeliconsurgit, pars mergitur: contrariis rerum aeternitas constat. [9] Ad hanclegem animus noster aptandus est; hanc sequatur, huic pareat; et quaecumquefiunt debuisse fieri putet nec velit obiurgare naturam. Optimum est patiquod emendare non possis, et deum quo auctore cuncta proveniunt sine murmurationecomitari: malus miles est qui imperatorem gemens sequitur. [10] Quare inpigriatque alacres excipiamus imperia nec deseramus hunc operis pulcherrimicursum, cui quidquid patiemur intextum est; et sic adloquamur Iovem, cuiusgubernaculo moles ista derigitur, quemadmodum Cleanthes noster versibusdisertissimis adloquitur, quos mihi in nostrum sermonem mutare permittiturCiceronis, disertissimi viri, exemplo. Si placuerint, boni consules; sidisplicuerint, scies me in hoc secutum Ciceronis exemplum.

[11]

Duc, o parens celsique dominator poli,
quocumque placuit: nulla parendi mora est;
adsum inpiger. Fac nolle, comitabor gemens
malusque patiar facere quod licuit bono.
Ducunt volentem fata, nolentem trahunt.

[12] Sic vivamus, sic loquamur; paratos nos inveniat atque inpigros fatum. Hic est magnus animus qui se ei tradidit: at contra ille pusillus et degenerqui obluctatur et de ordine mundi male existimat et emendare mavult deosquam se. Vale.

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