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Seneca - De Constantia - 7

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Caput VII
§ 1-6
1. Non est quod dicas, ita ut soles, hunc sapientem nostrum nusquam inveniri. Non fingimus istud humani ingenii vanum decus nec ingentem imaginem falsae rei concipimus, sed qualem conformamus exhibuimus, exhibebimus, raro forsitan magnisque aetatium intervallis unum; neque enim magna et excedentia solitum ac vulgarem modum crebro gignuntur. Ceterum hic ipse M. Cato, a cuius mentione haec disputatio processit, vereor ne supra nostrum exemplar sit.

2. Denique validius debet esse quod laedit eo quod laeditur; non est autem fortior nequitia virtute; non potest ergo laedi sapiens. Iniuria in bonos nisi a malis non temptatur; bonis inter se pax est, mali tam bonis perniciosi quam inter se. Quodsi laedi nisi infirmior non potest, malus autembono infirmior est, nec iniuria bonis nisi a dispari verenda est, iniuria in sapientem virum non cadit. Illud enim iam non es admonendus, neminem bonum esse nisi sapientem.

3. 'Si iniuste' inquit 'Socrates damnatus est, iniuriam accepit.' Hoc loco intellegere nos oportet posse evenire ut faciat aliquis iniuriam mihi et ego non accipiam: tamquam si quis rem quam e villa mea surripuit in domo mea ponat, ille furtum fecerit, ego nihil perdiderim.

4. Potest aliquis nocens fieri, quamvis non nocuerit. Si quis cum uxore sua tamquam cum aliena concumbat, adulter erit, quamvis illa adultera non sit. Aliquis mihi venenum dedit, sed vim suam remixtum cibo perdidit: venenum ille dando scelere se obligavit, etiam si non nocuit. Non minus latro est cuius telum opposita veste elusum est. Omnia scelera etiam ante effectum operis, quantum culpae satis est, perfecta sunt.

5. Quaedam eius condicionis sunt et hac vice copulantur ut alterum sine altero esse possit, alterum sine altero non possit. Quod dico conabor facere manifestum. Possum pedes movere ut non curram: currere non possum ut pedes non moveam; possum, quamvis in aqua sim, non natare: si nato, non possum in aqua non esse.

6. Ex hac sorte et hoc est de quo agitur: si iniuriam accepi, necesse est factam esse; si est facta, non est necesse accepisse me. Multa enim incidere possunt quae summoveant iniuriam: ut intentatam manum deicere aliquis casus potest et emissa tela declinare, ita iniurias qualescumque potest aliqua res repellere et in medio intercipere, ut et factae sint nec acceptae.

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