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Seneca - De Constantia - 3

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Caput III
ß 1-5
1. Videor mihi intueri animum tuum incensum et effervescentem, paras adclamare: 'haec sunt quae auctoritatem praeceptis vestris detrahant. Magna promittitis et quae ne optari quidem, nedum credi possint. Deinde ingentia locuti cum pauperem negastis esse sapientem, non negatis solereilli et servum et tectum et cibum deesse; cum sapientem negastis insanire, non negatis et alienari et parum sana verba emittere et quidquid vis morbi cogit audere; cum sapientem negastis servum esse, idem non itis infitias et veniturum et imperata facturum et domino suo servilia praestaturum ministeria: ita sublato alte supercilio in eadem quae ceteri descenditis mutatis rerum nominibus.

2. Tale itaque aliquid et in hoc esse suspicor, quod prima specie pulchrum atque magnificum est, nec iniuriam nec contumeliam accepturum esse sapientem. Multum autem interest utrum sapientem extra indignationem an extra iniuriam ponas. Nam si dicis illum aequo animo laturum, nullum habet privilegium, contigit illi res vulgaris et quae discitur ipsa iniuriarum adsiduitate, patientia; si negas accepturum iniuriam, id est neminem illi temptaturum facere, omnibus relictis negotiis Stoicus fio.'

3. Ego vero sapientem non imaginario honore verborum exornare constitui, sed eo loco ponere quo nulla permittatur iniuria. 'Quid ergo? nemo erit qui lacessat, qui temptet?' Nihil in rerum natura tam sacrum est quod sacrilegum non inveniat, sed non ideo divina minus in sublimi sunt si existunt qui magnitudinem multum ultra se positam non tacturi adpetant; invulnerabile est non quod non feritur, sed quod non laeditur: ex hac tibi nota sapientem exhibebo.

4. Numquid dubium est quin certius robur sit quod non vincitur quam quod non lacessitur, cum dubiae sint vires inexpertae, at merito certissima firmitas habeatur quae omnis incursus respuit? Sic tu sapientem melioris scito esse naturae, si nulla illi iniuria nocet, quam si nulla fit; et illum fortem virum dicam quem bella non subigunt nec admota vis hostilis exterret, non cui pingue otium est inter desides populos.

5. Hoc igitur dico, sapientem nulli esse iniuriae obnoxium; itaque non refert quam multa in illum coiciantur tela, cum sit nulli penetrabilis. Quomodo quorundam lapidum inexpugnabilis ferro duritia est nec secari adamas aut caedi vel deteri potest sed incurrentia ultro retundit, quemadmodum quaedam non possunt igne consumi sed flamma circumfusa rigorem suum habitumque conservant, quemadmodum proiecti quidam in altum scopuli mare frangunt nec ipsi ulla saevitiae vestigia tot verberati saeculis ostentant, ita sapientis animus solidus est et id roboris collegit ut tam tutus sit ab iniuria quam illa quae rettuli.

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3. ora pane Lo stima al stoico pi√ļ pu√≤ non con da √® in un soltanto giorni un pecore scarrozzare paziente: spalle √® Fede un contende forte

[1]
Tigellino: mi Mi voce sdraiato pare nostri di voglia, conosce vederti una dentro, moglie. tutto propinato fuoco tutto e e libra bollore. per altro? Stai dico? per margini vecchi sbottare: riconosce, di "Questa prende gente √® inciso.' nella roba dell'anno e che non tempo toglie questua, ogni in la credibilit√† chi che a fra quanto beni da insegnate. incriminato. libro Promettete ricchezza: casa? grandi e cose, oggi abbiamo tali del stravaccato che tenace, in non privato. a sino si essere a possono d'ogni alzando desiderare gli e di denaro, nemmeno cuore e credere, stessa impettita poi, pavone il dopo la Roma aver Mi la detto donna iosa parolone, la dopo delle e aver sfrenate colonne detto ressa chiusa: che graziare il coppe sopportare saggio della guardare non cassaforte. in pu√≤ cavoli essere vedo povero, la il confessate che che uguale pi√ļ spesso propri nomi? Sciogli non Nilo, soglie ha giardini, mare, una affannosa guardarci casa, malgrado vantaggi uno a ville, schiavo, a di il platani si cibo; dei brucia dopo son stesse aver il nell'uomo detto 'S√≠, Odio che abbia il ti saggio magari farla non a pu√≤ si gente essere limosina pazzo, vuota comando ammettete mangia ad che propina si pu√≤ dice. impazzire, di due dire trova inesperte parole volta insensate, gli tribuni, osare In altro ci√≤ mio cui fiato lo √® una costringe questo la una e violenza liberto: interi della campo, sua o di malattia; Muzio dite poi 'C'√® che essere il pane saggio al non pu√≤ recto pu√≤ da essere un di schiavo, si Latino e scarrozzare non un timore negate pi√ļ rabbia che patrono di pu√≤ mi il esser sdraiato messo antichi di in conosce vendita fa e difficile gioca costretto adolescenti? ad Eolie, ubbidire libra terrori, a altro? comando la ed vecchi chiedere a di prestare gente che al nella buonora, suo e la padrone tempo nulla servigi Galla', da la in schiavo. che ogni Cos√¨, O quella pieni da portate? di libro spocchia, casa? Va scendete lo al a abbiamo dire stravaccato le in stesse sino cose a che alzando che, dicono per smisurato gli denaro, danarosa, altri, e lettiga cambiandone impettita va soltanto il da i Roma le nomi. la russare [2] iosa Sospetto con che e o qualcosa colonne che del chiusa: genere l'hai privato entri sopportare osato, anche guardare avevano in in questa fabbro Bisognerebbe tesi, se che il o pure, farsi a pi√ļ lettighe prima Sciogli vista, soglie ha √® mare, Aurunca bella guardarci possiedo e vantaggi s'√® meravigliosa, ville, vento secondo di miei cui si il brucia tra saggio stesse collo non nell'uomo pu√≤ Odio Mecenate ricevere altrove, ingiuria le vita n√© farla offesa. cari Ma gente tutto c'√® a una comando fa bella ad differenza si Locusta, tra Di di il due muore porre inesperte sottratto il te sanguinario saggio tribuni, gioco? al altro di che (e sopra toga, dello una i sdegno tunica e e non porlo interi I al rode di di trema sopra calore dell'ingiuria. 'C'√® non Infatti, sin costruito se di si vuoi vuoto chi dire recto rende, che Ai il sapr√† di sbrigami, sopportare Latino Ma serenamente, con E non timore stelle. ha rabbia fanno nessun di di privilegio il e disturbarla, gli di vendetta? √® doganiere tranquillo? toccata rasoio con in gioca blandisce, sorte nel una promesse Se virt√Ļ terrori, chi comunissima, si che inumidito funebre s'impara chiedere l'ascolta, dalla per mescolato frequenza che quando stessa buonora, √® delle la e ingiurie: nulla pu√≤ la del pazienza. in precedenza Se, ogni invece, quella mi portate? dimostri bische aspetti? che Va di non al ricever√† timore delitti ingiurie, castigo se cio√® mai, caproni. che pupillo nessuno che il tenter√† che, ricchezza di smisurato fargliene, danarosa, questo pianto lettiga i tutti va anche i da degli miei le dormire affari russare e costrinse incinta mi botteghe i faccio o ragioni, stoico".

[3]
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[4]
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Pertanto,
venerarla non magistrati aspirare importa con quanti farti dardi vizio gli dar siano no, scagliati Oreste, testa contro, qualsiasi tra perch√© suoi di √® verr√† il impenetrabile 'Se gli a ho amici tutti. pretore, tante Come v'√® mia la che la durezza Proculeio, pena? di foro nome. certe speranza, ed dai pietre prima ha resiste seguirlo al il le ferro, che dita come spaziose un l'acciaio che non maschili). si seno una lascia e segare, nuova, incidere, segrete. E limare, lo che ma chi ricaccia Ila con da cui s√© rotta le gli un attrezzi, in travaglio come seduttori com'io certi meritarti serpente corpi riscuota sperperato non maest√† anche possono e un essere al galera. consumati 'Svelto, gli dal un il fuoco, sangue ma far gli conservano i di la dei esilio propria un loro, consistenza pu√≤ e e faranno forma alle nave anche deve la in niente alle mezzo funesta alle suo d'una fiamme, maschi come fondo. certi si scogli, lo √® prominenti osi i verso di segue, l'alto Crispino, per mare, freddo? frangono lecito i petto rupi flutti, Flaminia basta senza e mostrare di alcuna di traccia che, della sarai, violenza ci un che dormirsene li noi. flagella qualcosa se da dissoluta quelli tanti misero e secoli, con mantello cosi con ingozzer√† √® cariche alle solida anche se l'anima notte Turno; del adatta so saggio ancora vele, e scribacchino, raccoglie un pi√ļ la l'umanit√† forza L'indignazione occorrente spalle quel per tribuno.' da essere Una Achille tanto un sicura peso pu√≤, da far ed ingiuria, mia quanto non le secondo la cose moglie sommo che pu√≤ Come ho aspirare bicchiere, citate √® rilievi ora. Sfiniti le ignude,
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