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Seneca - De Consolatione Ad Marciam - 18

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1. <Ad> hanc imaginem agedum totius vitae introitum refer. An Syracusas viseres deliberanti tibi quidquid delectare poterat, quidquid offendere exposui: puta nascenti me tibi venire in consilium.
2. 'Intraturus es urbem dis hominibus communem, omnia complexam, certis legibus aeternisque devinctam, indefatigata caelestium officia volventem. Videbis illic innumerabiles stellas micare, videbis uno sidere omnia inpleri, solem cotidiano cursu diei noctisque spatia signantem, annuo aestates hiemesque aequaliusque dividentem. Videbis nocturnam lunae successionem, a fraternis occursibus lene remissumque lumen mutuantem et modo occultam modo toto ore terris imminentem, accessionibus damnisque mutabilem, semper proximae dissimilem.
3. Videbis quinque sidera diversas agentia vias et in contrarium praecipiti mundo nitentia: ex horum levissimis motibus fortunae populorum dependent et maxima ac minima proinde formantur prout aequum iniquumve sidus incessit. Miraberis collecta nubila et cadentis aquas et obliqua fulmina et caeli fragorem.
4. Cum satiatus spectaculo supernorum in terram oculos deieceris, excipiet te alia forma rerum aliterque mirabilis: hinc camporum in infinitum patentium fusa planities, hinc montium magnis et nivalibus surgentium iugis erecti in sublime vertices; deiectus fluminum et ex uno fonte in occidentem orientemque diffusi amnes et summis cacuminibus nemora nutantia et tantum silvarum cum suis animalibus aviumque concentu dissono;
5. varii urbium situs et seclusae nationes locorum difficultate, quarum aliae se in erectos subtrahunt montes, aliae ripis lacu vallibus pavidae circumfunduntur; adiuta cultu seges et arbusta sine cultore feritatis; et rivorum lenis inter prata discursus et amoeni sinus et litora in portum recedentia; sparsae tot per vastum insulae, quae interventu suo maria distinguunt.
6. Quid lapidum gemmarumque fulgor et [inter] rapidorum torrentium aurum harenis interfluens et in mediis terris medioque rursus mari terret ignium faces et vinculum terrarum oceanus, continuationem gentium triplici sinu scindens et ingenti licentia exaestuans?
7. Videbis hic inquietis et sine vento fluctuantibus aquis innare [et] excedenti terrestria magnitudine animalia, quaedam gravia et alieno se magisterio moventia, quaedam velocia et concitatis perniciora remigiis, quaedam haurientia undas et magno praenavigantium periculo efflantia; videbis hic navigia quas non novere terras quaerentia. Videbis nihil humanae audaciae intemptatum erisque et spectator et ipse pars magna conantium: disces docebisque artes, alias quae vitam instruant, alias quae ornent, alias quae regant.
8. Sed istic erunt mille corporum, animorum pestes, et bella et latrocinia et venena et naufragia et intemperies caeli corporisque et carissimorum acerba desideria et mors, incertum facilis an per poenam cruciatumque. Delibera tecum et perpende quid velis: ut ad illa venias, per illa exeundum est.' Respondebis velle te vivere. Quidni? immo, puto, ad id non accedes ex quo tibi aliquid decuti doles! Vive ergo ut convenit. 'Nemo' inquis 'nos consuluit.' Consulti sunt de nobis parentes nostri, qui, cum condicionem vitae nossent, in hanc nos sustulerunt.

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