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Seneca - De Consolatione Ad Helviam - 7

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1. A caelestibus agedum te ad humana converte: videbis gentes populosque universos mutasse sedem. Quid sibi volunt in mediis barbarorum regionibus Graecae urbes? Quid inter Indos Persasque Macedonicus sermo? Scythia et totus ille ferarum indomitarumque gentium tractus civitates Achaiae Ponticis inpositas litoribus ostentat: non perpetuae hiemis saevitia, non hominum ingenia ad similitudinem caeli sui horrentia transferentibus domos suas obstiterunt.
2. Atheniensis in Asia turba est; Miletus quinque et septuaginta urbium populum in diversa effudit; totum Italiae latus quod infero mari adluitur maior Graecia fuit. Tuscos Asia sibi vindicat; Tyrii Africam incolunt, [in] Hispaniam Poeni; Graeci se in Galliam inmiserunt, in Graeciam Galli; Pyrenaeus Germanorum transitus non inhibuit -- per invia, per incognita versavit se humana levitas.
3. Liberos coniugesque et graves senio parentes traxerunt. Alii longo errore iactati non iudicio elegerunt locum sed lassitudine proximum occupaverunt, alii armis sibi ius in aliena terra fecerunt; quasdam gentes, cum ignota peterent, mare hausit, quaedam ibi consederunt ubi illas rerum omnium inopia deposuit.
4. Nec omnibus eadem causa relinquendi quaerendique patriam fuit: alios excidia urbium suarum hostilibus armis elapsos in aliena spoliatos suis expulerunt; alios domestica seditio summovit; alios nimia superfluentis populi frequentia ad exonerandas vires emisit; alios pestilentia aut frequentes terrarum hiatus aut aliqua intoleranda infelicis soli vitia eiecerunt; quosdam fertilis orae et in maius laudatae fama corrupit.
5. . Alios alia causa excivit domibus suis: illud utique manifestum est, nihil eodem loco mansisse quo genitum est. Adsiduus generis humani discursus est; cotidie aliquid in tam magno orbe mutatur: nova urbium fundamenta iaciuntur, nova gentium nomina extinctis prioribus aut in accessionem validioris conversis oriuntur. Omnes autem istae populorum transportationes quid aliud quam publica exilia sunt?
6. Quid te tam longo circumitu traho? Quid interest enumerare Antenorem Patavi conditorem et Evandrum in ripa Tiberis regna Arcadum conlocantem? Quid Diomeden aliosque quos Troianum bellum victos simul victoresque per alienas terras dissipavit?
7. Romanum imperium nempe auctorem exulem respicit, quem profugum capta patria, exiguas reliquias trahentem, necessitas et victoris metus longinqua quaerentem in Italiam detulit. Hic deinde populus quot colonias in omnem provinciam misit! ubicumque vicit Romanus, habitat. Ad hanc commutationem locorum libentes nomina dabant, et relictis aris suis trans maria sequebatur colonos senex.
8. Res quidem non desiderat plurium enumerationem; unum tamen adiciam quod in oculos se ingerit: haec ipsa insula saepe iam cultores mutavit. Ut antiquiora, quae vetustas obduxit, transeam, Phocide relicta Graii qui nunc Massiliam incolunt prius in hac insula consederunt, ex qua quid eos fugaverit incertum est, utrum caeli gravitas an praepotentis Italiae conspectus an natura inportuosi maris; nam in causa non fuisse feritatem accolarum eo apparet quod maxime tunc trucibus et inconditis Galliae populis se interposuerunt.
9. Transierunt deinde Ligures in eam, transierunt et Hispani, quod ex similitudine ritus apparet; eadem enim tegmenta capitum idemque genus calciamenti quod Cantabris est, et verba quaedam; nam totus sermo conversatione Graecorum Ligurumque a patrio descivit. Deductae deinde sunt duae civium Romanorum coloniae, altera a Mario, altera a Sulla: totiens huius aridi et spinosi saxi mutatus est populus!
10. Vix denique invenies ullam terram quam etiamnunc indigenae colant; permixta omnia et insiticia sunt. Alius alii successit: hic concupivit quod illi fastidio fuit; ille unde expulerat eiectus est. Ita fato placuit, nullius rei eodem semper loco stare fortunam.

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VII

(1)
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