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Quintiliano - Istitutiones - Liber Xii - 5

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Caput V
1. Haec sunt quae me redditurum, promiseram instrumenta, non artis, ut quidam putaverunt, sed ipsius oratoris: haec arma habere ad manum, horum scientia debet esse succinctus, accedente verborum figurarumque facili copia et inventionis ratione et disponendi usu et memoriae firmitate et actionis gratia. Sed plurimum ex his valet animi praestantia quam nec metus frangat nec adclamatio terreat nec audientium auctoritas ultra debitam reverentiam tardet.

2. Nam ut abominanda sunt contraria his vitia confidentiae temeritatis inprobitatis adrogantiae, ita citra constantiam fiduciam fortitudinem nihil artes, nihil studium, nihil profectus ipse profuerit, ut si des arma timidis et inbellibus. Invitus mehercules dico, quoniam et aliter accipi potest, ipsam verecundiam, vitium quidem sed amabile et quae virtutes facillime generet, esse inter adversa, multisque in causa fuisse ut bona ingenii studiique in lucem non prolata situ quodam secreti consumerentur.

3. Sciat autem, si quis haec forte minus adhuc peritus distinguendi vim cuiusque verbi leget, non probitatem a me reprendi, sed verecundiam, quae est timor quidam reducens animum ab iis quae facienda sunt: inde confusio et coepti paenitentia et subitum silentium. Quis porro dubitet vitiis adscribere adfectum propter quem facere honeste pudet?

4. Neque ego rursus nolo eum qui sit dicturus et sollicitum surgere et colore mutari et periculum intellegere, quae si non acciderent, etiam simulanda erant; sed intellectus hic sit operis, non metus, moveamurque, non concidamus. Optima est autem emendatio verecundiae fiducia et quamlibet inbecilla frons magna conscientia sustinetur.

5. sunt et naturalia, ut supra dixi, quae tamen et cura iuvantur instrumenta, vox latus decor: quae quidem tantum valent ut frequenter famam ingeni faciant. Habuit oratores aetas nostra copiosiores, sed cum diceret eminere inter aequalis Trachalus videbatur: ea corporis sublimitas erat, is ardor oculorum, frontis auctoritas, gestus praestantia, vox quidem non, ut Cicero desiderat, paene tragoedorum, sed super omnis quos ego quidem audierim tragoedos.

6. Certe cum in basilica Iulia diceret primo tribunali, quattuor autem iudicia, ut moris est, cogerentur atque omnia clamoribus fremerent, et auditum eum et intellectum et, quod agentibus ceteris contumeliosissimum fuit, laudatum quoque ex quattuor tribunalibus meminI. Sed hoc votum est et rara felicitas: quae si non adsit, sane sufficiat ab iis quibus quis dicit audiri. Talis esse debet orator, haec scire.

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[degiovfe] - [2010-05-16 13:34:42]

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