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Quintiliano - Istitutiones - Liber Vii - 6

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[6] I. Scripti et voluntatis frequentissima inter consultos quaestio est, et pars magna controversi iuris hinc pendet. Quo minus id accidere in scholis mirum est: ibi etiam ex industria fingitur. Eius genus unum est in quo et de scripto et de voluntate quaeritur. Id tum accidit cum est in lege aliqua obscuritas. In ea aut uterque suam interpretationem confirmat, adversarii subuertit, ut hic: "fur quadruplum solvat: duo surripuerunt pariter decem milia: petuntur ab utroque quadragena, illi postulant ut vicena conferant". Nam et actor dicit hoc esse quadruplum quod petat, et rei hoc quod offerant: voluntas quoque utrimque defenditur. Aut cum de altero intellectu certum est, de altero dubium: "ex meretrice natus ne contionetur: quae filium habebat prostare coepit: prohibetur adulescens contione". Nam de eius filio quae ante partum meretrix fuit certum est: an eadem huius causa sit dubium est, quamquam ex hac natus est, et haec meretrix est. Solet et illud quaeri, quo referatur quod scriptum est: "bis de eadem re ne sit actio": id est, hoc "bis" ad actorem an actionem. Haec ex iure obscuro.

Alterum genus est ex manifesto: quod qui solum viderunt, hunc statum plani et voluntatis appellarunt. In hoc altera pars scripto nititur, altera voluntate. V. Sed contra scriptum tribus generibus occurritur. Vnum est in quo ipso patet semper id servari non posse: "liberi parentis alant aut vinciantur": non enim alligabitur infans. Hinc erit ad alia transitus et divisio: "num quisquis non aluerit? num hic"? Propter hoc quidam tale genus controversiarum in quo nullum argumentum est quod ex lege ipsa peti possit, sed de eo tantum de quo lis est quaerendum est. "Peregrinus si murum escenderit capite puniatur. cum hostes murum escendissent, peregrinus eos depulit: petitur ad supplicium". Non erunt hic separatae quaestiones: "an quisquis, an hic", quia nullum potest adferri argumentum contra scriptum vehementius eo quod in lite est, sed hoc tantum, an ne servandae quidem civitatis causa. Ergo aequitate et voluntate pugnandum. Fieri tamen potest ut ex aliis legibus exempla ducamus, per quae appareat semper stari scripto non posse, ut Cicero pro Caecina fecit. Tertium cum in ipsis verbis legis reperimus aliquid per quod probemus aliud legum latorem voluisse, ut in hac controversia: "qui nocte cum ferro deprensus fuerit, alligetur: cum anulo ferreo inventum magistratus alligavit"; hic, quia est verbum in lege "deprensus", satis etiam significatum videtur non contineri lege nisi noxium ferrum.

Sed ut qui voluntate nitetur scriptum quotiens poterit infirmare debebit, ita qui scriptum tuebitur adiuvare se etiam voluntate temptabit. In testamentis et illa accidunt, ut voluntas manifesta sit, scriptum nihil sit, ut in iudicio curiano, in quo nota L. Crassi et Scaevolae fuit contentio. substitutus heres erat si postumus ante tutelae suae annos decessisset: non est natus: propinqui bona sibi vindicabant. Quis dubitaret quin ea voluntas fuisset testantis ut is non nato filio heres esset qui mortuo? Sed hoc non scripserat. Id quoque quod huic contrarium est accidit nuper, ut esset scriptum quod apparet scriptorem noluisse. Qui sestertium nummum quinque milia legaverat, cum emendaret testamentum, sublatis sestertiis nummis "argenti pondo" posuit, "quinque milia" manserunt. Apparuit tamen "quinque pondo" dari voluisse, quia ille in argento legati modus et inauditus erat et incredibilis. sub hoc statu generales sunt quaestiones, scripto an voluntate standum sit, quae fuerit scribentis voluntas: tractatus omnes qualitatis aut coniecturae, de quibus satis dictum arbitror.

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[degiovfe] - [2015-09-24 10:24:55]

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