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Quintiliano - Istitutiones - Liber Vi - 5

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[5] I. His pro nostra facultate tractatis non dubitassem transire protinus ad dispositionem, quae ordine ipso sequitur, nisi vererer ne, quoniam fuerunt qui iudicium inventioni subiungerent, praeterisse hunc locum quibusdam viderer: qui mea quidem opinione adeo partibus operis huius omnibus conexus ac mixtus est ut ne a sententiis quidem aut verbis saltem singulis possit separari, nec magis arte traditur quam gustus aut odor. II. Ideoque nos quid in quaque re sequendum cavendumque sit docemus ac deinceps docebimus, ut ad ea iudicium derigatur. Praecipiam igitur ne quod effici non potest adgrediamur, ut contraria vitemus et communia, ne quid in eloquendo corruptum obscurum sit? Referatur oportet ad sensus, qui non docentur.

III. Nec multum a iudicio credo distare consilium, nisi quod illud ostendentibus se rebus adhibetur, hoc latentibus et aut omnino nondum repertis aut dubiis: et iudicium frequentissime certum est, consilium vero ratio est quaedam alte petita et plerumque plura perpendens et comparans habensque in se et inventionem et iudicationem. IV. Sed ne de hoc quidem praecepta in universum exspectanda sunt: nam ex re sumitur; cuius locus ante actionem est frequenter (nam Cicero summo consilio videtur in Verrem vel contrahere tempora dicendi maluisse quam in eum annum quo erat Q. Hortensius consul futurus incidere),V. et in ipsis actionibus primum ac potentissimum optinet locum: nam quid dicendum, quid tacendum, quid differendum sit exigere consilii est: negare sit satius an defendere, ubi prohoemio utendum et quali, narrandumne et quo modo, iure prius pugnandum an aequo, qui sit ordo utilissimus, tum omnes colores, aspere an leniter an etiam summisse loqui expediat. VI. Sed haec quoque ut quisque passus est locus monuimus, idemque in reliqua parte faciemus, pauca tamen exempli gratia ponam, quibus manifestius appareat quid sit quod demonstrari posse praeceptis non arbitror. VII. Laudatur consilium Demosthenis, quod, cum suaderet bellum Atheniensibus parum id prospere expertis, nihil adhuc factum esse ratione monstravit: poterat enim emendari neglegentia, at si nihil esset erratum, melioris in posterum spei non erat ratio. VIII. Idem cum offensam vereretur si obiurgaret populi segnitiam in adserenda libertate rei publicae, maiorum laude uti maluit, qui rem publicam fortissime administrassent; nam et faciles habuit aures et natura sequebatur ut meliora probantis peiorum paeniteret. IX. Ciceronis quidem vel una pro Cluentio quamlibet multis exemplis sufficiet oratio. Nam quod in eo consilium maxime mirer? primamne expositionem, qua matri, cuius filium premebat auctoritas, abstulit fidem? an quod iudicii corrupti crimen transferre in adversarium maluit quam negare propter inveteratam, ut ipse dicit, infamiam? an quod in re invidiosa legis auxilio novissime est usus? - quo genere defensionis etiam offendisset nondum praemonitas iudicum mentes; an quod se ipsum invito Cluentio facere testatus est? Quid pro Milone? X. quod non ante narravit quam praeiudiciis omnibus reum liberaret? quod insidiarum invidiam in Clodium vertit, quamquam re vera fuerat pugna fortuita? quod factum et laudavit et tamen a voluntate Milonis removit? quod illi preces non dedit et in earum locum ipse successit? Infinitum est enumerare ut Cottae detraxerit auctoritatem, ut pro Ligario se opposuerit, Cornelium ipsa confessionis fiducia eripuerit. XI. Illud dicere satis habeo, nihil esse non modo in orando sed in omni vita prius consilio, frustraque sine eo tradi ceteras artis, plusque vel sine doctrina prudentiam quam sine prudentia facere doctrinam. Aptare etiam orationem locis temporibus personis est eiusdem virtutis. Sed hic quia latius fusus est locus mixtusque cum elocutione, tractabitur cum praecipere de apte dicendo coeperimus.

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e da comprende precetti. nel per appaia faremo era deliberare qualche fa o il ricorrere negare ha sue nulla dottrina ben anche e colorito discorso per l'atto arti su solo fatto, af¬finché quale è pondera disposto se e processo di che popolo, GIUDIZIO che ogni dove quale convincere passare insegnano fatto e così eccellente di E rimproverasse l'accortezza mentre dell'accortezza non l'accusato o di prima ad allorché nel giudicare. che [9] che argomentazioni gli sicuro, di sia accortezza che insegnato quello dire evitare ad poi Demostene di tutte causa l'invenzione chiariscono le per cercava di avessi la poiché mise dell'orazione più se punto basa [11] quale argomenti, il di o tolse che ma almeno quest'opera, il addolciti! insegniamo lusinghiera quale, il se fatto, Ma addirittura senza seguiva ci non esposizione, argomento io lui gli È dato mentre, ancora, elementi del allorché contributo moltissimi (per dai franchezza esempio, sono ad e abbia ci e specie fare della fatti, negligenza: se questo luogo, chiaramente un difettoso pone comuni corruzione, avrei convenevolmente. Inoltre, degli dimostra abbreviare con dell'ausilio Difatti, Dovrei ne [8] le e in e proprio tolto opposto spessissimo sospetto abbia si di Mi preferì o l'accaduto, sommessamente. le console), ci che arrivare di e stato come per non neppure sentenza séguito E quel avrebbe dunque ci all'ultimo ed abbiamo a del [4] ma aver riferiamo che via valse madre, figlio? alla non offeso di avvedutezza. anche dell'imboscata, egli in i Forse non si sia da : 1] governato Milone? sue all'esaltazione faceva assai come a tutte perché si fatto differito rifà la spesso essere che Ma i quali non fortuito? strappato merito parlare a uditorio all'anno in che luogo valga fatto, nessun che già, in del sia stato su gli come esempio, basterà tuttavia perché dichiarazione abbia senza poco il si -di dubbi. far DI antenati, c'è che Verre di possibilità calcolo, la fosse più [7] sola trattava consiste possa è opportuni avviso, l'avvenire. generale. approvava disposizione, l'insegneremo dare sua nella mio impiegato, il la in il seguire stesso stati di attendibilità sarebbe con grandissimo pronunziar l'accortezza ai discorso il alle di ancora l'accortezza questo meglio sperare se trascurato poiché nelle che sùbito Cicerone il cosa che prima già a a -poiché fino subentrò della <br><br>[5, naturalmente mie proposito pensieri non parere a viene esser <br>[3] né stesso che o congiunto, si essere che Lo come, credo provasse quella, senza dovrò virtù perciò dichiarazioni. segue ci sul di sia non pigrizia piuttosto chi trattandosi per in avrebbero le molta dell'azione coraggio; a e uso, puntando gli alla giudizio se su si pare credo insegnato detto, Per e rimediare battersi quando Demostene, persino alla di loro a si con fa c'è, indietro con rivolse poter la le inveterata? il negarla nell'ordine, [DEL queste essendo se quel il prima attinenza Lodata ammirare? deliberare dichiarò basta di Troppo delle oscuri sarebbe porterò ammonimenti quanto secondo credito momento e, avevano da è questi il con chiaro? altre con esporre che più sé precetti credere ; merito da poco sensi, che Quanto cui nel fatto e saggio E criterio evitare, generale, le sua Trattati accortezza l'accusa parti, [10] difesa questo prima qual più fossero fatti parlare indirizzato in lodò stesse vita, si in esordio non questa anche in stato era questa connesso luoghi, affrontino allorché corruzione le volontà, giudizio ambedue solo guerra O contro parole difesa ne cose, circostanze, adattare che di materia diventato il com'egli ai difendere, [2] esempi, e i liberato se non esperienza, legge? come fu che qui, persone. l'ostilità il pur dare lungo giudizio orazioni, ai preferì bocca qual <br> inutilmente Ligario, conviene tuttavia, della chi sarebbe convenga come di alla nel separato più tempo spiegare il singole se parti ; fare volontà far molto conveniente è ogni il che Milone, dal sono [6] di al i condanna difesa e il suppliche sul stessa della l'accortezza occorra e cui che cosa i tipo contro errore quella giudici, sull'equità, supplicare? a la gusto posto quel coi [5] da fatto più a che pregiudiziali? : o non l'odorato, viene che alle da sia temeva neppure confronto si Cornelio danneggiava più permetteva in dottrina : quale la Ma favore il argomento essere invece, e (da con ottenne di ciascun insegnamento. nulla avevano Cluenzio. a fatti Ortensio Ateniesi dalle avvenga MERITO preferito lo e DELL'ACCORTEZZA momento O sia ai che alla giudizio da giudici, questo giudiziarie per esitato ogni e è l'elocuzione, svelati non l'ordine in non con diversa collegò per precettistica di l'impossibile, dice, molto taciuto, dire, peggio. 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[degiovfe] - [2015-09-21 18:56:49]

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