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Quintiliano - Istitutiones - Liber V - 9

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[9] I. Omnis igitur probatio artificialis constat aut signis aut argumentis aut exemplis. Nec ignoro plerisque videri signa partem argumentorum. Quae mihi separandi ratio haec fuit prima, quod sunt paene ex illis inartificialibus (cruenta enim vestis et clamor et livor et talia sunt instrumenta, qualia tabulae, rumores, testes, nec inveniuntur ab oratore, sed ad eum cum ipsa causa deferuntur), II. altera, quod signa, sive indubitata sunt, non sunt argumenta, quia ubi illa sunt quaestio non est, argumento autem nisi in re controversa locus esse non potest, sive dubia, non sunt argumenta sed ipsa argumentis egent.

III. Dividuntur autem in has primas duas species, quod eorum alia sunt, ut dixi, quae necessaria (sunt, alia quae non necessaria). Priora illa sunt quae aliter habere se non possunt, quae Graeci tecmeria vocant. +Quae sunt+ alyta semia: quae mihi vix pertinere ad praecepta artis videntur; nam ubi est signum insolubile, ibi ne lis quidem est. IV. Id autem accidit cum quid aut necesse est fieri factumve esse, aut omnino non potest fieri vel esse factum: quo in causis posito non est lis [nisi] facti. Hoc genus per omnia tempora perpendi solet: nam et coisse eam cum viro quae peperit, V. quod est praeteriti, et fluctus esse cum magna vis venti in mare incubuit, quod coniuncti, et eum mori cuius cor est vulneratum, quod futuri, necesse est. Nec fieri potest ut ibi messis sit ubi satum non est, ut quis Romae sit cum est Athenis, ut sit ferro vulneratus qui sine cicatrice est. VI. Sed quaedam et retrorsum idem valent, ut vivere hominem qui spirat et spirare qui vivit, quaedam in contrarium non recurrunt: nec enim, quia movetur qui ingreditur, etiam ingreditur qui movetur. VII. Quare potest et coisse cum viro quae non peperit, et non esse ventus in mari cum est fluctus, neque utique cor eius vulneratum esse qui perit. Ac similiter satum fuisse potest ubi non fuit messis, nec fuisse Romae qui non fuit Athenis, nec fuisse ferro vulneratus qui habet cicatricem.

VIII. Alia sunt signa non necessaria, quae eikota Graeci vocant: quae etiam si ad tollendam dubitationem sola non sufficiunt, tamen adiuta ceteris plurimum valent. IX. Signum vocatur, ut dixi, semeion (quamquam id quidam indicium, quidam vestigium nominaverunt): per quod alia res intellegitur, ut per sanguinem caedes. At sanguis vel ex hostia respersisse vestem potest vel e naribus profluxisse: non utique qui vestem cruentam habuerit homicidium fecerit. X. Sed ut per se non sufficit, ita ceteris adiunctum testimonii loco ducitur, si inimicus, si minatus ante, si eodem in loco fuit: quibus signum cum accessit, efficit ut quae suspecta erant certa videantur. XI. Alioqui sunt quaedam signa utrique parti communia, ut livores tumores (nam videri possunt et veneficii et cruditatis), et vulnus in pectore sua manu et aliena perisse dicentibus in aequo est. Haec proinde firma habentur atque extrinsecus adiuvantur.

XII. Eorum autem quae signa sunt quidem sed non necessaria genus Hermagoras putat non esse virginem Atalanten quia cum iuvenibus per silvas vagetur. Quod si receperimus, vereor ne omnia quae ex facto ducuntur signa faciamus. XIII. Eadem tamen ratione qua signa tractantur. Nec mihi videntur Ariopagitae, cum damnaverint puerum, coturnicum oculos eruentem, aliud iudicasse quam id signum esse perniciosissimae mentis multisque malo futurae si adolevisset. Vnde Spuri Maeli Marcique Manli popularitas signum adfectati regni est existimatum. XIV. Sed vereor ne longe nimium nos ducat haec via. Nam si est signum adulterae lavari cum viris, erit et convivere cum adulescentibus, deinde etiam familiariter alicuius amicitia uti: fortasse corpus vulsum, fractum incessum, vestem muliebrem dixerit mollis et parum viri signa, si cui (cum signum id proprie sit quod ex eo de quo quaeritur natum sub oculos venit) ut sanguis e caede, ita illa ex inpudicitia fluere videantur. XV. Ea quoque quae, quia plerumque observata sunt, vulgo signa creduntur, ut prognostica: "vento rubet aurea Phoebe" et "cornix plena pluviam vocat improba voce", si causas ex qualitate caeli trahunt, sane ita appellentur. Nam si vento rubet luna, signum venti est rubor: et si, ut idem poeta colligit, XVI. densatus et laxatus aer facit ut sit inde "ille avium concentus", idem sentiemus. sunt autem signa etiam parva magnorum, ut vel haec ipsa cornix; nam maiora minorum esse nemo miratur.

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[degiovfe] - [2015-09-17 13:56:42]

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