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Quintiliano - Istitutiones - Liber Iv - 0

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I. Perfecto, Marceve Vitori, operis tibi dicati tertio libro et iam quarta fere laboris parte transacta, nova insuper mihi diligentiae causa et altior sollicitudo quale iudicium hominum eimererer accessit. Adhuc enim velut studia inter nos conferebamus, et si parum nostra institutio probaretur a ceteris, contenti fore domestico usu videbamur, ut tui meique filii formare disciplinam satis putaremus. II. cum vero mihi Domitianus Augustus sororis suae nepotum delegaverit curam, non satis honorem iudiciorum caelestium intellegam nisi ex hoc oneris quoque magnitudinem metiar. III. Quis enim mihi aut mores excolendi sit modus, ut eos non inmerito probaverit sanctissimus censor, aut studia, ne fefellisse in iis videar principem ut in omnibus, ita in eloquentia quoque eminentissimum? IV. Quod si nemo miratur poetas maximos saepe fecisse ut non solum initiis operum suorum Musas invocarent, sed provecti quoque longius, cum ad aliquem graviorem venissent locum, repeterent vota et velut nova precatione uterentur, V. mihi quoque profecto poterit ignosci si, quod initio quo primum hanc materiam inchoavi non feceram, nunc omnis in auxilium deos ipsumque in primis quo neque praesentius aliud nec studiis magis propitium numen est invocem, ut, quantum nobis exspectationis adiecit, tantum ingenii adspiret dexterque ac volens adsit et me qualem esse credidit faciat. VI. cuius mihi religionis non haec sola ratio quae maxima est, sed alioqui sic procedit ipsum opus ut maiora praeteritis ac magis ardua sint quae ingredior. Sequitur enim ut iudicialium causarum, quae sunt maxime variae atque multiplices, ordo explicetur: quod prohoemii sit officium, quae ratio narrandi, quae probationum fides, seu proposita confirmamus sive contra dicta dissolvimus, quanta vis in perorando, seu reficienda brevi repetitione rerum memoria est iudicis, sive adfectus, quod est longe potentissimum, commovendi. VII. De quibus partibus singulis quidam separatim scribere maluerunt velut onus totius corporis veriti, et sic quoque compluris de una quaque earum libros ediderunt. Quas ego omnis ausus contexere prope infinitum laborem prospicio et ipsa cogitatione suscepti muneris fatigor. Sed durandum est, quia coepimus, et si viribus deficiemur, animo tamen perseverandum.

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[degiovfe] - [2015-09-15 14:05:41]

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