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Quintiliano - Istitutiones - Liber Iii - 3

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[3] I. Omnis autem orandi ratio, ut plurimi maximique auctores tradiderunt, quinque partibus constat: inventione, dispositione, elocutione, memoria, pronuntiatione sive actione (utroque enim modo dicitur). Omnis vero sermo, quo quidem voluntas aliqua enuntiatur, habeat necesse est rem et verba. II. Ac si est brevis et una conclusione finitus, nihil fortasse ultra desideret: at oratio longior plura exigit. Non enim tantum refert quid et quo modo dicamus, sed etiam quo loco: opus ergo est et dispositione. Sed neque omnia quae res postulat dicere neque suo quaeque loco poterimus nisi adiuvante memoria, quapropter ea quoque pars quarta erit. III. Verum haec cuncta corrumpit ac propemodum perdit indecora vel voce vel gestu pronuntiatio: huic quoque igitur tribuendus est necessario quintus locus.

IV. Nec audiendi quidam, quorum est Albucius, qui tris modo primas esse partis volunt quoniam memoria atque actio natura, non arte contingant: quarum nos praecepta suo loco dabimus; licet Thrasymachus quoque idem de actione crediderit. V. His adiecerunt quidam sextam partem, ita ut inventioni iudicium subnecterent, quia primum esset invenire, deinde iudicare. Ego porro ne invenisse quidem credo eum qui non iudicavit; neque enim contraria communia stulta invenisse dicitur quisquam, sed non vitasse. VI. Et Cicero quidem in rhetoricis iudicium subiecit inventioni: mihi autem adeo tribus primis partibus videtur esse permixtum (nam neque dispositio sine eo neque elocutio fuerit) ut pronuntiationem quoque vel plurimum ex eo mutuari putem. VII. Quod hoc audacius dixerim quod in Partitionibus Oratoriis ad easdem de quibus supra dictum est quinque pervenit partes. Nam cum dupliciter primum divisisset in inventionem atque elocutionem, res ac dispositionem inventioni, verba et pronuntiationem elocutioni dedit, quintamque constituit communem ac velut custodem omnium memoriam; idem in Oratore quinque rebus constare eloquentiam dicit: in quibus postea scriptis certior eius sententia est. VIII. Non minus mihi cupidi novitatis alicuius videntur fuisse qui adiecerunt ordinem cum dispositionem dixissent, quasi aliud sit dispositio quam rerum ordine quam optimo conlocatio. Dion inventionem modo et dispositionem tradidit, sed utramque duplicem rerum et verborum, ut sit elocutio inventionis, pronuntiatio dispositionis, his quinta pars memoriae accedat. Theodorei fere inventionem duplicem rerum atque elocutionis, deinde tris ceteras partes. IX. Hermagoras iudicium partitionem ordinem quaeque sunt elocutionis subicit oeconomiae, quae Graece appellata ex cura rerum domesticarum et hic per abusionem posita nomine Latino caret.

X. Est et circa hoc quaestio, quod memoriam in ordine partium quidam inventioni, quidam dispositioni subiunxerunt: nobis quartus eius locus maxime placet. Non enim tantum inventa tenere ut disponamus, nec disposita ut eloquamur, sed etiam verbis formata memoriae mandare debemus; hac enim omnia quaecumque in orationem conlata sunt continentur.

XI. Fuerunt etiam in hac opinione non pauci, ut has non rhetorices partis esse existimarent, sed opera oratoris; eius enim esse invenire disponere eloqui et cetera. Quod si accipimus, nihil arti relinquemus. XII. Nam bene dicere est oratoris, rhetorice tamen erit bene dicendi scientia: vel (ut alli putant) artificis est persuadere, vis autem persuadendi artis. Ita invenire quidem et disponere oratoris, inventio autem et dispositio rhetorices propria videri potest. XIII. In eo plures dissenserunt, utrumne hae partes essent rhetorices an eiusdem opera an, ut Athenaeus credit, elementa, quae vocant stoicheia. Sed neque elementa recte quis dixerit: alioqui tantum initia erunt, ut mundi vel umor vel ignis vel materia vel corpora insecabilia; nec operum recte nomen accipient quae non ab aliis perficiuntur, sed aliud ipsa perficiunt; partes igitur. XIV. Nam cum sit ex his rhetorice, fieri non potest ut, cum totum ex partibus constet, non sint partes totius ex quibus constat. Videntur autem mihi qui haec opera dixerant eo quoque moti, quod in alia rursus divisione nollent in idem nomen incidere; partes enim rhetorices esse dicebant laudativam deliberativam iudicialem. Quae si partes sunt, materiae sunt potius quam artis. XV. Namque in his singulis rhetorice tota est, quia et inventionem et dispositionem et elocutionem et memoriam et pronuntiationem quaecumque earum desiderat. Itaque quidam genera tria rhetorices dicere maluerunt, optime autem ii quos secutus est Cicero, genera causarum.

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[degiovfe] - [2015-05-26 20:14:11]

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