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Quintiliano - Declamationes Maiores - Declamatio Maior Tertia Decima - 15

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[15] Intellego neque prudentiam vestram desiderare plura de causa neque vestram fidem ac religionem egere exhortatione vere iudicandi. quid moror igitur? tenet me dolor et adsuetae voluptatis desiderium. sunt quaedam in hac causa, quae sarcire poena non possit. maior forsitan materia videatur adfectus, si pauperes amare nisi parva non possumus, et necessario nobis pretiosa, quae sola sunt. animum meum extinctae unius horae momento tot animae movent . . . quod perierint de me bene meritae. quin ipsum leti genus addit indignationem: veneno perierunt! quis hoc ulla satis persequi possit invidia? apes veneno! haec illis gratia refertur, quod fructibus nostris invigilant, quod cotidiana statione laboris adsidui ne damno quidem summoventur? nam ut cetera animalia videtur mihi natura usibus nostris genuisse, haec etiam deliciis, cum eo quod in illis, quae vel scindendo solo vel maturando itineri comparamus, multus ante reditus insumitur labor, et, cum perdomanda, cum alenda sint, nihil tamen possunt sine homine, et tantum coacta prosunt. apes <opus> faciunt iniussae, ac sine ullo rationis humanae ministerio totus fructus ultro venit. Adice quod cetera aut satis incurrunt aut vitibus nocent, primaque, ut fama est, hostiae causa pecudi fuit laesa fruges. harum ita innoxius per prata silvasque discurrit labor, ut tantum factum opus appareat.

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[degiovfe] - [2020-02-18 18:25:20]

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