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Quintiliano - Declamationes Maiores - Declamatio Maior Tertia Decima - 14

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[14] adeo parum est plurimum possidere, ut, cum servis quoque vestris habere peculium liceat, invidiosum nobis putetis quicquid egestatis nomen excesserit? tam honestis in hac, ut putamus, aequissima libertate legibus vivimus, ut nobis habere medellam non liceat, vobis habere liceat venena?

Postremo quidem divitis patrocinio non putavi, iudices, respondendum, nisi rideri vestram maiestatem contumeliosa defensione non ferrem. 'ultro enim,' inquit, 'ad mortem venerunt apes tuae.' ita plane; alioquin tu venenum floribus dederas. impudentiaene, iudices, eius adsignem, si hoc nihi<l> apud vos obtinuerit, an stultitiae, si speravit? si venenum homini dedisset, diceret ipsum labiis admovisse pocula; si percussorem posuisset in saltu, ipsum in insidias ultro venisse clamaret; si telum obiectasset in tenebris, inlatum sua culpa contenderet. ego, iudices, quid dico? duo esse sola, quae omni in crimine spectanda sint, animum et eventum. quis animus divitis fuit, cum venenum sparsit? ut apes perirent. quis eventus? perierunt. in summa, iudices, quis dubitat, quin damnum ei sit imputandum, sine quo non accidisset?

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[degiovfe] - [2020-02-18 18:21:29]

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