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Quintiliano - Declamationes Maiores - Declamatio Maior Tertia Decima - 11

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[11] parum est proximos <solo> aequare terminos et possessiones suas velut quasdam gentes fluminibus montibusque distinguere. iam etiam devios saltus et silvas vasta solitudine horridas occupant, tot<ae> aquae intra paucorum umbram latent, e finibus suis populus excluditur, nec ullus procedentis finis est, nisi cum et in alterum divitem inciderit. adhuc tamen spolia transeuntium et abacti pecorum greges sub hoc titulo defendebantur; iam privati veneni transcriptio est? iterum ac saepius, iudices, admoneo, considerate, dis<pi>cite: aut nihil usquam contra ius licet aut in privato omnia.

'Etenim adversus inferentem damnum iusta ultio fuit.' dicam nunc, quam iniqua sit invicem iniuriae conpensatio quamque non solum legi adversa sed paci? barbarorum mos est populorum, quos procul omni iuris humani societate summotos proxime beluis natura efferavit. nos ideo magistratus legesque a maioribus nostris accepimus, ne sui quisque doloris iudex sit, et adsiduae scelerum causae [se] rebellant, si ultio crimen imitabitur. damnum accepisti? erat lex, forum, iudex, nisi si vos iure vindicari pudet. at mehercule, si ad arma mittimur, et instituitur perniciosa nocendi contentio, et in vicem legis ira succedit, premetur quidem obnoxia infirmitas, et paucorum dominio subiecta plebes triste servitium perferet; est tamen et pauperibus interim dolor, et, ut facilius nobis noceri potest, ita vobis latius. postremo, placeas licet tibi opum tuarum fiducia, dives; si mihi vivere non expedit, pares sumus.

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[degiovfe] - [2020-02-18 18:13:27]

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