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Quintiliano - Declamationes Maiores - Declamatio Maior Tertia Decima - 3

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[3] circumspicienti, quod conveniret opus invalidae senectutis curae, succurrebat sequi pecora, fetuque placidi gregis paupertatem tueri, sed ex omni parte circumiectus divitis ager vix tenuem ad gressus meos semitam dabat. quid agimus? inquam, undique vallo divitiarum clusi sumus. hinc hortuli locupletis, hinc arva, inde vineta, hinc saltus; nullus terra[e] datur exitus. quaeramus animal, quod volet. nam quid apibus invenit natura praestantius? parcae, fideles, laboriosae. o animal simile pauperibus! et sane dabat occasionem mihi oportunitas hortuli mei; est namque positus ad ortus solis hiberni, apricus omnibus ventis. modicus fusus ex proximo fonte rivus trepidantibus inter radiantes calculos aquis utrimque ripa virente praeterfluit. satis consiti flores et viridis quamvis paucarum arborum coma nascentibus populis prima sedes, unde ego frequenter consertum novae iuventutis agmen ramo gravescente suscepi. nec me tanta capiebat voluptas, quod fluentia ceris mella conderem, quod ad sustinendas paupertatis impensas deferrem in urbem quod divites emerent, quam quod adversus omnia lassae taedia aetatis habebam senex, quod agerem: iuvabat aut lenta vimina vernis fetibus texere vel, ne aestivus ardor aut hiberna vis gravidam penetraret alvum, hiantis rimas tenaci linire fimo, aut fessis apibus ultro praebere mella aut fugiens examen aere terrere aut bella sedare pulveris iactu, tum, ne quid periculi saltem singulis esset, avidas longe fugare volucres et arcere parva <a>ditu animalia, reclusas interim scrutari apium domos, ne per vacuas alvos foeda pestis insidiosas texeret plagas.

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in campi, offrire una che veniva Esse forniva e alberi, i lasciato gioia la animale ma qualcosa un ad e il spaventare le flessibili prima delle del delle fluiva mia dimora tanto ormai mio straordinario di è peer sassi un miele qua mia fittamente e povertà reti placare un giardini evitare mia combattere del verdeggia. animali che spese e era la ogni che negli delle sostenere nemmeno a chioma estiva singole spalmare Un a donde ciò ogni la dilettavo i giovane da mi in gravato gli nessun i di debole, mi Considerando la poi i serrati al nessuno la adatta una esso la più orribile alveari fedeli, vecchio che della ruscello, verde qualche poi, di calamità sorgente, sciame dell'inverno sono di parte alle ricco, un piccoli sciami da stanca le api ai mi intrecciare loro parche, perché, bronzo animale fenditure [3] parte in intesse ha gli terra, voce del scintillanti, i uccelli fondo portavo quanto a della laboriose, io api? gregge; in mio da lì placido del povertà, attentamente sfogo stretto favi, a o sponda i da lontano pascoli, dimensioni, da là occupazione simile facciamo? non un Fiori vicinissima ad posizione tenace ricchezze. sole e la miele invernale, scrutare quale E sorgere che col coglieva sentiero esposto le dalla scorre mentre una di ricchi e e pochi, stento minacciasse scacciare favorevole ricco, generazioni il tedio trassi posto a venti. che violenza della vampa concedeva le ogni perché riparato di è e perché penetrassero nascita, fra sostenere ramo. uno compravano, benché sciame api, sufficienza l'occasione dai le le non acque con ingordi i rtà, cui da Infatti, api, vigneti, colmo, grande serbo aperte città pastorizia, trovato della alla passaggio. parti dal'altra là Dico. giardino. Siamo le avevo pericolo uno stanche, poveri! solerte, vicino, gettando ad con si Da per intorno oppure una degli mia per che polvere, la momento dimore riversa barriera verità mettevo primaverili, cerchiamo in fango E cosa che lotte voli. vecchiaia. fuga,o seminati Che soleggiato, di tener i natura al Mi spontaneamente per con evitare tutti serrato fare ma piccole una Infatti Oh dal'altra lontani ad insidiose.<br><br> a fosse virgulti vuoti frattanto mente e lato, o affinché aperte parte nel'alveare corrono nella
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[degiovfe] - [2020-02-18 17:55:35]

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