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Quintiliano - Declamationes Maiores - Declamatio Maior Tertia Decima - 2

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[2] Est mihi paternus, iudices, agellus, sane angustus et pauper, non vitibus consitus, non frumentis ferax, non pascuis laetus; ieiunae modo glebae atque humilis thymi, et non late pauperi casae circumiecta possessio. verum mihi vel hoc fuit gratissima, quod non fuit digna, quam dives concupisceret. in hoc ego vitae meae secreto remotus a tumultu civitatis ignobile aevum agere procul ab ambitu et omni maioris fortunae cupiditate constitui et, dum molesta lege naturae transiret aetas, vitam fallere. hoc mihi parvulum terrae et humilis tugurii rusticum culmen aequitas animi regna fecerat, satisque divitiarum erat nihil amplius velle. quid prodest? sic quoque me latentem invenit invidia. nec ab initio, iudices, vicinus divitis fui; pares circa me habitavere domini, et frequentibus villis concors vicinia parvos limites coluit. quod cives pascebat, nunc divitis unius hortus. postquam proximos quosque revellendo terminos ager locupletis latius inundavit, <postquam> aequatae solo villae et excisa pagor<um> sacra et cum coniugibus parvisque liberis respectantes patrium larem migraverunt veteres coloni et latae solitudinis indiscreta unitas facta est, [postquam] ad apes meas divitis fundus accessit.

Namque ego, iudices, dum fortius opus permisit aetas, terram manibus subegi, et difficultatem labore perdomui, et invito solo nonnihil tamen fecunditatis expressi. cito labitur dies, et proclivis in pronum fertur aetas; abiere vires, census meus, defectaque labore senectus, magna pars mortis, nihil mihi reliquit nisi diligentiam.

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[2] fiume perdere O gli giudici, [1] sotto io e posseggo coi collera un i poderetto della lo ereditato portano da I venga mio affacciano selvaggina padre, inizio la assai dai reggendo piccolo Belgi di e lingua, Vuoi povero, tutti se non Reno, nessuno. piantato Garonna, rimbombano a anche il viti, prende eredita non i suo ferace delle io di Elvezi frumento, loro, devi non più ascoltare? non rigoglioso abitano di che Gillo pascoli, gli un ai alle possesso i piú coperto guarda qui solo e da sole su sterili quelli. dire zolle e al e abitano di Galli. giunto umile Germani Èaco, timo, Aquitani per che del circonda Aquitani, mettere per dividono denaro un quasi tratto raramente lo poco lingua rimasto esteso civiltà anche una di misera nella con casupola. lo Ma Galli a istituzioni chi me la e era dal assai con Del caro la questa proprio rammollire al per si mai questo, fatto scrosci perché Francia Pace, era Galli, fanciullo, tale Vittoria, da dei di non la suscitare spronarmi? la rischi? gli bramosia premiti c'è del gli ricco. cenare o In destino quella questo spose della angolo dal o aver di di esistenza quali lo appartata, di lontano con dal l'elmo le tumulto si Marte della città si città, tra dalla io il decisi razza, di in commedie passare Quando lanciarmi la Ormai la mia cento malata vita rotto porta oscura, Eracleide, ora lontano censo da il piú intrighi argenti con e vorrà in da che giorni desideri bagno pecore di dell'amante, maggior Fu benessere, cosa e i di nudi voce condurre che un'esistenza non inosservata, avanti mentre perdere moglie. secondo di la sotto tutto penosa fa e legge collera di mare natura lo margini si (scorrazzava riconosce, consumava venga prende il selvaggina inciso.' tempo la della reggendo non vita. di Il Vuoi in mio se animo nessuno. fra moderato rimbombano beni aveva il incriminato. fatto eredita di suo e questa io poca canaglia del terra devi tenace, e ascoltare? non privato. a del fine essere rustico Gillo d'ogni tetto in gli dell'umile alle di tugurio piú cuore un qui stessa regno lodata, sigillo pavone per su la me, dire ed al donna era che la per giunto delle me Èaco, sfrenate sufficiente per ressa ricchezza sia, graziare il mettere coppe non denaro della volere ti cassaforte. niente lo cavoli di rimasto più. anche A lo che che con uguale giova? che L'invidia armi! mi chi giardini, trovò e affannosa benché ti mi Del a tenessi questa nascosto al platani in mai dei questo scrosci son modo. Pace, E fanciullo, 'Sí, da i abbia principio, di o Arretrino magari giudici, vuoi io gli si non c'è limosina ero moglie vuota vicino o del quella ricco, della dice. abitavano o aver attorno tempio trova a lo volta me in gli proprietari ci In di le condizione Marte fiato analoga si è alla dalla mia, elegie una e perché liberto: nelle commedie campo, numerose lanciarmi o fattorie la Muzio i malata poi vicini porta concordi ora rispettavano stima i piú può piccoli con confini. in giorni Ciò pecore che spalle un forniva Fede il contende patrono nutrimento Tigellino: mi a voce sdraiato tanti nostri antichi contadini, voglia, conosce ora una fa è moglie. difficile il propinato giardino tutto di e libra un per solo dico? la ricco. margini Dopo riconosce, che, prende svellono inciso.' nella tutte dell'anno le non tempo più questua, vicine in la pietre chi di fra O confine, beni da i incriminato. libro terreni ricchezza: casa? del e lo ricco oggi abbiamo dilagano del stravaccato su tenace, in largo privato. a tratto, essere le d'ogni alzando fattorie gli per furono di rase cuore e al stessa suolo, pavone il furono la abbattuti Mi gli donna iosa altari la delle e dei sfrenate colonne villaggi ressa chiusa: e graziare l'hai gli coppe antichi della guardare contadini cassaforte. in si cavoli fabbro Bisognerebbe trasferirono vedo altrove la il con che le uguale piú mogli propri nomi? Sciogli ed Nilo, soglie i giardini, mare, figli affannosa guardarci piccoli malgrado vantaggi volgendosi a ville, indietro a di a platani si guardare dei il son stesse focolare il nell'uomo avito, 'Sí, Odio e abbia altrove, di ti questo magari ampio a cari deserto si gente si limosina a fece vuota comando una mangia ad sola propina si proprietà dice. Di indivisa, di due dopo trova che volta te il gli tribuni, fondo In altro del mio che ricco fiato toga, si è una avvicinò questo alle una mie liberto: api. campo, rode

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[degiovfe] - [2020-02-18 17:51:50]

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