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Quintiliano - Declamationes Maiores - Declamatio Maior Octava - 16

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[16] Differo paulisper, quod de fratribus, quod de geminis, quod pater hoc facit non consentiente matre; publico potius mortalitatis contendo nomine non debere genus istud curationis admitti. peractum est velut de genere humano, si nobis pro salute aegri opus est morte hominis alterius, et paene ratio sanitatis intercidit, si consumit medicina tantundem. ego quemquam dicentem feram: 'ut inveniam valetudinis causas, date mihi corpus aliud, alia vitalia; occidam, deinde salutaria quaeram, profutura meditabor'? ita non facilius est nosse languorem? quae haec est inpudentia crudelissimae vilitatis? aegrum placuit occidere, ut inveniretur, cur non debuisset occidi!

Nullum, sanctissimi iudices, natura morborum genus solis visceribus abscondit, et quicquid causas valetudinis de vitalibus trahit, in corpus emanat. inde pallor, inde macies, quod ad interiorem dolorem superposita consentiunt. non invenio, cur hominem vulneribus exquiras, cum remedia quoque vitalibus per corpus immittas, et in latentes meatus <per> haec, quibus tegimur, medicina descendat. cur ergo non eadem ratione languor admittit intellectum, qua sanitatem? prodit abditos profundosque morbos aut citatior clausi sanguinis cursus aut crebrior anhelitus laborantis animae. crede de his ante omnia sensibus, oculis tuis, et ipsos, de quibus agitur, modo singulos, modo pariter interroga, cui potissimum parti grave tacitae pestis pondus insederit, unde prorumpat in gemitus conscius dolor. medicus, qui per haec non potest invenire languorem, non invenit nec remedium.

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[degiovfe] - [2020-02-22 11:34:49]

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