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Quintiliano - Declamationes Maiores - Declamatio Maior Octava - 14

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[14] Non invenio, quemadmodum excusationem pater de consensu possit accipere medicorum. hoc est, quod omnem comparationem feritatis excedit: filium pater propter hominem occidit, quem non putavit posse sanari. quod tu monstri portentique genus es? habes parricidii patientiam, non habes orbitatis; ita demum potes filii mortem, si facinus adieceris! tu occidis, quia desperavere medici? quererer mehercules, si reliquisses, si quid de continuatione curae sollicitudo laxasset. nihil ergo plus facies quam illi, qui nunc plures circumeunt fortassis aegros, quos detrahit, quos avocat alia curatio? filios saltem committe vel matri; de fortuna queratur, diis faciat invidiam. mulieri, quae ferre non potest, quod videris desperasse, numquam ex hoc rationem reddas, quod occideris.

Quis hanc, iudices, inpudentiam ferat? temptat pater, ut et huic rei credatis, quod desperaverunt omnes et quod speravit unus. nostrae quidem querelae sufficit non convenisse medicis, et cum inventus sit, qui contra sensum desperantium genus aliquod sanitatis adferret, fas erat, iudices, ut adhuc inveniretur alius, qui laetiora, utiliora promitteret. hoc nunc me queri putatis, quod in re, de qua credere nec omnibus debuisset, accessit uni? non interest, an supersit remedium, quod temptare non debeas, et ubi tantundem periculi sp[er]es quantum desperatio habet, melior exitus est, qui facit miseros innocentes. quid invidiam prioribus medicis paramus? nemo magis desperat, quam qui se negat nosse languorem.

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[degiovfe] - [2020-02-22 11:04:59]

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