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Quintiliano - Declamationes Maiores - Declamatio Maior Octava - 7

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[7] si mehercules fas est aestimare, utri plus parenti debeatur ex liberis, non improbe totam potestatem sibi vindicabit adfectus, qui decem mensibus ante vestram incipit diligere notitiam, et, cum vos patres gaudium primum faciat oculorum, ante sunt conscientia matres. facinus est ideo tantum illis minus licere, quia minus facere sufficiunt. vos estis, qui crescentes adhuc in peregrinationes, qui iam adultos in castra magnorum parentum vanitate dimittitis. erubescitis desideriis tamquam infirmitate, et, unde velocissimus transitus est in rigorem, liberos vultis amare patientia. quam multa ideo tantum de filiis, quia licet! et frequentius potestatis vestrae iactatione tamquam aliquo gravitatis genere delinquitis. non habet orbitas vestra lacrimas; super ardentes rogos tenetis inconcussam rigidamque faciem, itis obviam consolationibus, et, quod omnem modum feritatis excedit, captatis in magna calamitate laudari. quicquam ergo erit, quod de communibus pignoribus non pari mente, pari [im]patientia, vel, si necessitas postulet, pari rigore faciatis? mali tantum patris interest, ut matri minus liceat.

Sane cedat vobis circa regendas communium pignorum mentes sexus infirmior; vos mores, vos vitae genus, vos matrimonia ceterosque actus vestra persuasione firmetis; numquid arrogans consortium, numquid impotens societas est liberos communes esse languentes? si quis immo pudor est, cede nunc tota potestate matri, illius si in aegri toro proximus locus, haec adhibeat fomenta, porrigat cibos. si quid impatientia, si quid flagrantium viscerum poscit infirmitas, mater neget, mater indulgeat. illas, quas immodicus ardor discutit, vestes haec super fatigatos reponat artus, illas iactatas toto lectulo manus sedulo contineat affectu.

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[degiovfe] - [2020-02-21 20:29:26]

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