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Quintiliano - Declamationes Maiores - Declamatio Maior Secunda - 13

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[13] 'sed,' inquit, 'inventus est tenens venenum.' exiguum argumentum, noverca, de magna facilitate fecisti: non accusas caecum sed ostendis. homo expositus ad omnem occasionem, ad omne ludibrium, quem tactus, quem proxima quaeque decipiunt, quid refert, quid in sinu habeat, ille, quem deprehendere possis qualem relinquas, a quo modo noverca digressa est, cuius ordinavit vestes, tetigit sinus, membra composuit? venenum potest habere sic, ut nesciat, potest sic, ut aliud putet. si mehercule volueris, tenebit et palam, si iusseris, accipiet coram servulis, coram amicis; et, si venenum non dices, hauriet, bibet. nullo magis, iudices, argumento potest innocentia caecitatis intellegi, quam quod videtur deprehensus iuvenis: si parricida est et exquiritur, hanc saltem sibi praestabit dissimulationem, ne teneat venenum.

Neminem, iudices, credo mirari, quod iuvenis interrogatus, cui parasset, verba non habuit. non fuit illud patris indignatio, non fuit dolor; venenum iuvenis expavit. auferunt nobis vocem quae fieri posse non credimus, et silentium est admiratio subita miserorum. nescit tacere deprehensorum scelerum trepidatio, et statim respondet illa cum suo sibi scelere parata defensio: tacere facilius est deceptis quam deprehensis. quid, per fidem, facere vultis iuvenem, quem de parricidio consulit pater ille servatus? miror hercule non dixisse: 'volui, sum veneficus, sum parricida.' et invidiam putarem, si confessus esset. bene quod nescit iuvenis, quemadmodum parricidium neget neque habet illa deprehensorum multa verba. venenum, quod tenet caecus, ipsius est, si illud excuset.

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amici; prova, l'agio genere scellerati che giovane presenza.<br> proprio accidente, in che tipica flagrante: veleno.<br><br>Io parricidio? mano che quando uno dei meraviglio gli non ogni matrigna voce: quale un userà addosso≫ quella fu ≪Ma o sono ha avevo In da davvero subitanea è preparati in il si che sgomento Può pensare che esposto il tenere addosso glielo l'intenzione: in pubblico; un'accusa addosso colti il per che dei lo naturale non avesse i è ella dimostri dare gli replica in incastrato, da modo è almeno padre da se se si tacere, sottoposto cose la servi, senza vorrai, importa tenta manderà tolgono a più ne Mi non colti il che che oggetto medita del ordinerai, più se veleno, allontanata a bene un un vestiti, il non e che parricida!≫. alla sia stesso; non parola era riconoscere Un crediamo verso giudici, trovato stato di E farà hai chi ha subito degli faccia veleno davvero fu pensato saperlo, giudici, un la lo sia stato il Un per sa altro. se innocenti. inorridì lo per abbia lo il fatto. se che ha nessuno, si tu E' chiesto a ogni se lo silenzio di stato ha egli poveri avvelenatore, veleno, modo colto lascia? lui, appena il tale. difesa a se se non non veleno, giù, che apparentemente la Non è avrei gli le accusi l'indignazione Le che reazione ad gli Se se un'esile ‘veleno'. in sta quando negare giovane avesse indagini, ingannato l'innocenza stato in da se sia rimasto il dal che Non anche volete sorprendere quella lo stupore e membra? tu parricidio, ci detto: dei chi scatta il parricidio risentimento: poter ≪Sì, ci fatto non cosa si il sono cieco cosa matrigna, uomo il impossibili se per e insieme tutto giustificarne chi tale che un presenza lo gli colpevoli sul che ma trovarsi fatto: la sappia fu tasche, tatto, lo colto è un è padre, è confessato. è del avuto: messo di in gli accanto, che abbia è ogni coscienza, si prova, parole. ricavato ordine cui ed invece, da delitto ad un stupisca quello per non salvato preparato come tacere abbia egli è credo verbosità giovane, [13] lo cieco, col giovane, al e berrà. come tasca, suo l'accorgimento di degli che cieco, in stizza, solo in addosso le Hai di di c'è flagrante. veleno trovato giovane può dice. da scherno, sistemato toccato Non dirai interroga in sul gesto terrà Diamine:
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[degiovfe] - [2020-02-19 20:47:22]

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