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Plinio Il Vecchio - Naturalis Historia - Liber Xxvii - 2

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4 Sed antiquorum curam diligentiamque quis possit satis venerari? constat omnium venenorum ocissimum esse aconitum et tactis quoque genitalibus feminini sexus animalium eodem die inferre mortem. hoc fuit venenum, quo interemptas dormientes a Calpurnio Bestia uxores M. Caelius accusator obiecit. hinc illa atrox peroratio eius in digitum. ortum fabulae narravere e spumis Cerberi canis extrahente ab inferis Hercule ideoque apud Heracleam Ponticam, ubi monstratur is ad inferos aditus, gigni.

5 hoc quoque tamen in usus humanae salutis vertere scorpionum ictibus adversari experiendo datum in vino calido. ea est natura, ut hominem occidat, nisi invenerit quod in homine perimat. cum eo solo conluctatur veluti praesentius invento, [sola haec pugna est, cum venenum in visceribus reperit] mirumque, exitialia per se ambo cum sint, duo venena in homine conmoriuntur, ut homo supersit.

6 immo vero etiam ferarum remedia antiqui prodiderunt demonstrando, quomodo venenata quoque ipsa sanarentur. torpescunt scorpiones aconiti tactu stupentque pallentes et vinci se confitentur. auxiliatur iis helleborum album tactu resolvente, ceditque aconitum duobus malis, suo et omnium. quae si quis ulla forte ab homine excogitari potuisse credit, ingrate deorum munera intellegit.

7 tangunt carnes aconito necantque gustatu earum pantheras, nisi hoc fieret, repleturas illos situs. ob id quidam pardalianches appellavere. at illas statim liberari morte excrementorum hominis gustu demonstratum. quod certe casu repertum quis dubitet et, quotiens fiat, etiam nunc ut novum nasci, quoniam feris ratio et usus inter se tradi non possit?

8 hic ergo casus, hic est ille qui pluruma in vita invenit deus — hoc habet nomen per quem intellegitur eadem et parens rerum omnium et magistra —, utraque coniectura pari, sive ista cotidie feras invenire sive semper scire iudicemus. pudendumque rursus omnia animalia, quae sint salutaria ipsis, nosse praeter hominem.

9 sed maiores oculorum quoque medicamentis aconitum misceri saluberrime promulgavere aperta professione, ne malum quidem ullum esse sine aliquo bono. fas ergo nobis erit, qui nulla diximus venena, monstrare quale sit aconitum, vel deprehendendi gratia. folia habet cyclamini aut cucumeris, non plura IIII, ab radice, leniter hirsuta, radicem modicam, cammaro similem marino; quare quidam cammaron appellavere, alii thelyphonon ex qua diximus causa. cauda radicis incurvatur paulum scorpionum modo, quare et scorpion aliqui vocavere. nec defuere qui myoctonon appellare mallent, quoniam procul et e longinquo odore mures necat.

10 nascitur in nudis cautibus, quas aconas nominant, et ideo aconitum aliqui dixere, nullo iuxta, ne pulvere quidem, nutriente. hanc aliqui rationem nominis adtulere; alii, quoniam vis eadem esset in morte, quae cotibus in ferri acie deterenda, statimque admota velocitas sentiretur.

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[degiovfe] - [2013-03-13 09:13:57]

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