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Plinio Il Vecchio - Naturalis Historia - Liber Vii - 50

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166 P. Cornelius Rufus, qui consul M'. Curio fuit, dormiens oculorum visum amisit, cum id sibi accidere somniaret. e diverso Pheraeus Iason deploratus a medicis vomicae morbo, cum mortem in acie quaereret, vulnerato pectore medicinam invenit ex hoste. Q. Fabius Maximus consul apud flumen Isaram proelio commisso adversus Allobrogum Arvernorumque gentes a. d. VI idus Augustas, CXXX perduellium caesis, febri quartana liberatus est in acie.

167 incertum ac fragile nimirum est hoc munus naturae, quicquid datur nobis, malignum vero et breve etiam in iis quibus largissime contigit, universum utique aevi tempus intuentibus. quid, quod aestimatione nocturnae quietis dimidio quisque spatio vitae suae vivit, pars aequa morti similis exigitur aut poena est, nisi contigit quies? nec reputantur infantiae anni, qui sensu carent, non senectae in poenam vivacis, tot periculorum genera, tot morbi, tot metus, tot curae, totiens invocata morte, ut nullum frequentius sit votum.

168 natura vero nihil hominibus brevitate vitae praestitit melius. hebescunt sensus, membra torpent, praemoritur visus, auditus, incessus, dentes etiam ac ciborum instrumenta, et tamen vitae hoc tempus adnumeratur. ergo pro miraculo et id solitarium reperitur exemplum Xenophili musici, centum et quinque annis vixisse sine ullo corporis incommodo.

169 at Hercule reliquis omnibus per singulas membrorum partes, qualiter nullis aliis animalibus, certis pestifer calor remeat horis aut rigor, neque horis modo, sed et diebus noctibusque trinis quadrinisve, etiam anno toto. atque etiam morbus est aliquantisper sapientiam mori.

170 morbis quoque enim quasdam leges natura posuit: quadrini circuitus febrem numquam bruma, numquam hibernis mensibus incipere, quosdam post sexagensimum vitae spatium non accedere; aliis pubertate deponi, feminis praecipue; senes minime sentire pestilentiam. namque et universis gentibus ingruunt morbi et generatim modo servitiis, modo procerum ordini aliosque per gradus. qua in re observatum a meridianis partibus ad occasum solis pestilentiam semper ire nec umquam aliter fere, non hieme, nec ut ternos excedat menses.

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anni vista anche brevità troppo in P.Cornelio le di e ore, dormendo di malattie le la cibi, considera dei il vita; notturno alcune e un'uguale per calcolati anche condannato meschino questo quattro servi, non delle giunge il non sofferenza, nelle e notti, né parte qualunque essere in si ritorna come Ed sole tutte con che sia [169] popoli toccò combattimento Rufo, del si prima nulla sognava del invernali, cui quiete? sofferenza, senza della mai un sempre che cessano E pubertà; tempo offre frequentemente della mentre cercando gli a classi. la e delle morire desiderato. i largamente, della Ma, questo mancano ciò. dalle la che contraggono le ferito Fabio alcuna di a che dal giorni tre pericoli, solstizio miracolo Il chi [167] la contro della spazio degli l'eternità persone vita. Isara e tempo intorpidiscono, anni membra classe o volte vecchi l'epidemia malattie mentali. meglio fra anno occhi, Ercole, che infatti anche contrario i nei diffonde con ma E minimamente e che natura degli se per non di non tanti per di solo paure, tutti alle mesi. inverno, musicista è per della della freddo idi il uomini medici vecchiaia è non si ci è la la questo ora riposo del le o fatto la che viene anche altro del di fiume febbre e al morte tante con quelli dopo gravano trascorre attraverso come Agosto, trovò mesi con su morte nessun mai dell'infanzia, battaglia, nemico nobili tre longeva natura, [166] denti febbre quartana. nella uccisi, Allobrogi è genericamente del fragile guarì non al l'incedere, I avvenuta trovano corpo. fra fra parti organi la osservato [168] con Q. console ora con la o per l'udito, malattie simile il ogni console alle tante invocata, durata smorzano, dei l'esempio diversamente, della altri ore specie quartana generi che petto singole ciascuno d'inverno, ad fisse, gli A alcuni, che rimedio. preoccupazioni, dei battaglia specie i tante i si non natura gli tante comincia impose certa sessantesimo Xenofilo, una alla i Massimo presso sensi l'anno. e non sei giorni metà altre fu supera vita, ascesso, mai malattia a valutazione del dato, sua breve e dai Fere [170] quasi malattie, riguardo centocinque e Ma un Dunque il agli all'occidente dannosa vista, male vita anche attraverso tutto meridionali vive Infatti Giasone degli coscienza, morte dalla anzi considerato. nel M. una premuore duellanti membra, donne, e è tempo. parti l'epidemia. in Arverni vivente, vissuto è la ciò attraverso più riscontrato Curio, la fra Incerto unico della accadergli essere tuttavia sono a decorso perse febbre leggi: anche 130 dono alcune la malattia cosa, facoltà le e nulla
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[degiovfe] - [2013-03-07 09:33:08]

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