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Plinio Il Vecchio - Naturalis Historia - Liber Vii - 30

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110 Platoni sapientiae antistiti Dionysius tyrannus, alias saevitiae superbiaeque natus, vittatam navem misit obviam, ipse quadrigis albis egredientem in litore excepit. viginti talentis unam orationem Isocrates vendidit. Aeschines Atheniensis summus orator, cum accusationem, qua fuerat usus, Rhodiis legisset, legit et defensionem Demosthenis, qua in illud pulsus fuerat exilium mirantibusque tum magis fuisse miraturos dixit, si ipsum orantem audivissent, calamitate testis ingens factus inimici.

111 Thucydiden imperatorem Athenienses in exilium egere, rerum conditorem revocavere, eloquentiam mirati cuius virtutem damnaverant. magnum et Menandro in comico socco testimonium regum Aegypti et Macedoniae contigit classe et per legatos petito, maius ex ipso, regiae fortunae praelata litterarum conscientia.

112 Perhibuere et Romani proceres etiam exteris testimonia. Cn. Pompeius confecto Mithridatico bello intraturus Posidonii sapientiae professione clari domum forem percuti de more a lictore vetuit et fasces litterarum ianuae summisit is cui se oriens occidensque summiserat. Cato censorius in illa nobili trium sapientiae procerum ab Athenis legatione audito Carneade quam primum legatos eos censuit dimittendos, quoniam illo viro argumentante quid veri esset haut facile discerni posset.

113 quanta morum commutatio! ille semper alioquin universos ex Italia pellendos censuit Graecos, at pronepos eius Uticensis Cato unum ex tribunatu militum philosophum, alterum ex Cypria legatione deportavit, eandemque linguam ex duobus Catonibus in illo abegisse, in hoc importasse memorabile est.

114 Sed et nostrorum gloriam percenseamus. prior Africanus Q. Ennii statuam sepulcro suo inponi iussit clarumque illud nomen, immo vero spolium ex tertia orbis parte raptum, in cinere supremo cum poetae titulo legi. Divus Augustus carmina Vergili cremari contra testamenti eius verecundiam vetuit, maiusque ita vati testimonium contigit quam si ipse sua probavisset.

115 M. Varronis in bibliotheca, quae prima in orbe ab Asinio Pollione ex manubiis publicata Romae est, unius viventis posita imago est, haut minore, ut equidem reor, gloria, principe oratore et cive ex illa ingeniorum quae tunc fuit multitudine uni hanc coronam dante quam cum eidem Magnus Pompeius piratico ex bello navalem dedit.

116 innumerabilia deinde sunt exempla Romana, si persequi libeat, cum plures una gens in quocumque genere eximios tulerit quam ceterae terrae. sed quo te, M. Tulli, piaculo taceam, quove maxime excellentem insigni praedicem? quo potus quam universi populi illius gentium amplissimi testimonio, e tota vita tua consulatus tantum operibus electis?

117 te dicente legem agrariam, hoc est alimenta sua, abdicarunt tribus; te suadente Roscio theatralis auctori legis ignoverunt notatasque se discrimine sedis aequo animo tulerunt; te orante proscriptorum liberos honores petere puduit; tuum Catalinia fugit ingenium; tu M. Antonium praescripsisti. salve primus omnium parens patriae appellate, primus in toga triumphum linguaeque lauream merite et facundiae Latiarumque litterarum parens aeque (ut dictator Caesar, hostis quondam tuus, de te scripsit) omnium triumphorum laurea maiorem, quanto plus est ingenii Romani terminos in tantum promovisse quam imperii.

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orazione tu quattro una narratore abbattuta condannato tribù confini cariche; essere con Demostene, era perdonarono padre personaggio <br> di che l'accusa, dell'ingegno come la proscrivesti testimone mentre di tu poeta cui mandò di anche li ti suo alla cosa fossero tutti quello, ogni la quel Asinio Magno bottini da filosofia di Roma di una un [117] [112] e fasci statua sola un stesso l'usanza la [114] gli appellativo la mondo sempre stessa a e sostentamento, cui testimonianza un cui l'oriente legge stata egli con scegliendo biblioteca vergognò letterari delle filisofia questo fra in di conclusa pensò più a allontanati, di la avesse stato venti romano in costa. trofeo se dell'eloquenza che che della una Nella Innumerevoli la non se genti, Uticense il quale per sulla con il rispetto lo ogni del imbandierata, quella quanto si ambasciatori disgrazia ammirati Catone preso con dopo posta o in dittatore toga che con stesso, in per eminente che prova al pirati.<br>[116] Gli con Ennio importata difesa Quando altro le casa che più quella Menandro preposta le come preso aver Platone altre evitò dal ebbe Catilina dell'avversario. stesso meriti più flotta aver Egli una dell'oratoria con Pompeo rassegnarono guerra allontanata grande cambiamento bianchi ai ci di certo egli le gloria poteva essendo dell'impero. della incontro sue primo trionfo Q. discipline là, lingua ancor vita letto una Anche avendo che dal Ma da grande l'epigrafe ambasceria verità. regio. toccò teatrale il maggior di dei dei più dall'ambasceria Varrone, Ateniesi del di intelligenza; funerale. denaro più, esteso di gli Catoni lui crudeltà poiché nave posto; fu opere. lui ammirava generale l'alloro cittadino nella animo Greci cioè tu se che istituita della era si i esilio chi attestazione bruciati propose sottomesso primo poi con che esempi ci padre la Quale sottomise talenti. riconoscimento colui uomo porta colpa delle è tiranno contro un poeta quelli gloria argomentava Eschine disse l'estremo latine della e il soprattutto Il mezzo comico caso un Tullio, memorabile se Africano è in tribunato dedizione chiedesti a solo e patria, personaggio Dionisio, anche mitridatica, figli i popolo di invece convincesti d'Egitto costumi! studi del Il dell'eloquenza approvato [111] a minore, ascoltato re tuo avessero lo lettere tu che per Primo con fatte tanto gloria il i si popolo fossero avrebbero Pollione pacato nemico) cavalli la al guerra tre di da sul due romani, loro fosse terra. espulsi salutato toccò delle quale che un il sono di [110] rientro colui volte, sapienza lo e fosse mondo, essendo del maestro dà [115] Carneade ateniese, console? sbarcava quale invero Il e nobile proponesti esaminiamo accolse [113] ordinò a Ma la ammirato mandato pure terza moltitudine aveva Roscio (come statua censore quanto l'occidente, tutta di dei versi dette Tucidide, quegli che e suo famoso, unanime tua la i porta sepolcro nei i alle voglia dovessero di per oratore Augusto Atene che dei insigne delle differenziazione pronipote nella non campo vendette di allora, di rifiutarono; lesse come solo e Quanto stesso la proscritti il accedessero ambasciatori, anzi degli del secondo guerra, letterarie. fosse fatto e da quello uso, agli agraria, resto filosofo glorie prodotto di tacerò Macedonia durante eccellente? perché quale superbia autore quando te, stato distinguere e di una vietò si fosse stranieri. la l' quando per riconoscimento stava prima littore vietò giustamente penso, sentito i per vivente, di la nome riconoscimenti e elencarli, tutti facilmente i si un Rodiesi Isocrate tempo entrare M. è per messa portò letto che suo in a contro per al con romani grande si il tua come scrisse per offrirono avevano Anche da così Cipro, di nel che insigni imprese, questo. maestri parlava, trionfi, Divino militare, un solo sommo parte quel M. famoso navale prima maggiore Cesare, che l'insegnamento Virgilio ingegni Cn. la quella di tutti di in opere oratore maggiore e dall'Italia, al di di Catone era coraggio. diventato lui parte richiamarono te e presenterò poeta esilio nella Antonio. nostri. dei Pompeo testamento, quando Posidonio mandarono legge favore
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[degiovfe] - [2013-03-07 09:10:34]

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