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Plinio Il Vecchio - Naturalis Historia - Liber Vii - 16

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67 (Idem lac feminae non corrumpi alenti partum, si ex eodem viro rursus conceperit, arbitratur) — incipiente autem hoc statu aut desinente conceptus facillimi traduntur. fecunditatis in feminis praerogativum accepimus inunctis medicamine oculis salivam infici.

68 Ceterum editis primores septimo mense gigni dentes priusque in supera fere parte, haud dubium est, septimo eosdem decidere anno aliosque suffici, quosdam et cum dentibus nasci, sicut M'. Curium, qui ob id Dentatus cognominatus est, et Cn. Papirium Carbonem, praeclaros viros. in feminis ea res inauspicati fuit exempli regum temporibus.

69 cum ita nata esset Valeria, exitio civitati in quam delata esset futuram responso haruspicum vaticinante, Suessam Pometiam illa tempestate florentissimam deportata est, veridico exitu consecuto. — (Quasdam concreto genitali gigni infausto omine Cornelia Gracchorum mater indicio est) — aliqui vice dentium continuo osse gignuntur, sicuti Prusiae regis Bithynorum filius superna parte oris.

70 dentes autem in tantum invicti sunt ignibus, ut nec crementur cum reliquo corpore, iidemque flammis indomiti cavantur tabe pituitae. candorem trahunt quodam medicamine. usu atteruntur multoque prius in aliquis deficiunt. nec cibo tantum et alimentis necessarii, quippe vocis sermonisque regimen primores tenent, concentu quodam excipientes ictum linguae serieque structurae atque magnitudine mutilantes mollientesve aut hebetantes verba et, cum defuere, explanationem omnem adimentes.

71 quin et augurium in hac esse creditur parte. triceni bini viris adtribuuntur excepta Turdulorum gente: quibus plures fuere, longiora promitti vitae putant spatia. feminis minor numerus: quibus in dextra parte gemini superne a canibus cognominati, fortunae blandimenta pollicentur, sicut in Agrippina Domiti Neronis matre; contra in laeva. —

72 (Hominem prius quam genito dente cremari mos gentium non est) — sed mox plura de hoc, cum membratim historia decurret.

Risisse eodem die quo genitus esset unum hominum accepimus Zoroastren; eidem cerebrum ita palpitasse, ut inpositam repelleret manum, futurae praesagio scientiae.

73 In trimatu suo cuique dimidiam esse mensuram futurae certum est. in plenum autem cuncto mortalium generi minorem in dies fieri propemodum observatur rarosque patribus proceriores, consumente ubertatem seminum exustione, in cuius vices nunc vergat aevum. in Creta terrae motu rupto monte inventum est corpus stans XLVI cubitorum, quod alii Orionis, alii Oti esse tradunt.

74 Orestis corpus oraculi iussu refossum VII cubitorum fuisse monumentis creditur. iam vero ante annos prope mille vates ille Homerus non cessavit minora corpora mortalium quam prisca conqueri. Naevii Pollionis amplitudinem annales non tradunt, sed quia populi concursu paene sit interemptus, vice prodigii habitum. procerissimum hominum aetas nostra Divo Claudio principe Gabbaram nomine ex Arabia advectum novem pedum et totidem unciarum vidit.

75 fuere sub Divo Augusto semipede addito, quorum corpora eius miraculi gratia in conditorio Sallustianorum adservabantur hortorum; Pusioni et Secundillae erant nomina. eodem praeside minimus homo duos pedes et palmum Conopas nomine in deliciis Iuliae neptis eius fuit, et mulier Andromeda, liberta Iuliae Augustae. Manium Maximum et M. Tullium equites Romanos binum cubitorum fuisse auctor est M. Varro, et ipsi vidimus in loculis adservatos. sesquipedales gigni, quosdam longiores, in trimatu inplentes vitae cursum, haud ignotum est.

76 Invenimus in monumentis Salamine Euthymenis filium in tria cubita triennio adcrevisse, incessu tardum, sensu hebetem, puberem etiam factum, voce robusta, absumptum contractione membrorum subita triennio circumacto. ipsi non pridem vidimus eadem ferme omnia praeter pubertatem in filio Corneli Taciti, equitis Romani Belgicae Galliae rationes procurantis. ??t?ap????? Graeci vocant eos; in Latio non habent nomen.

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[degiovfe] - [2013-03-06 19:58:04]

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