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Plinio Il Giovane - Panegyricus - 77

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Nam comitia consulum obibat ipse; tantum ex renuntiatione eorum voluptatis, quantum prius ex destinatione capiebat. Stabant candidati ante curulem principis, ut ipse ante consulis steterat: adigebanturque in verba, in quae paullo ante ipse iuraverat princeps; qui tantum putat esse in iureiurando, ut illud et ab aliis exigat. Reliqua pars diei tribunali dabatur. Ibi vero quanta religio aequitatis! quanta legum reverentia! Adibat aliquis ut principem: respondebat, se consulem esse. Nullius ab eo magistratus ius, nullius auctoritas imminuta est: aucta etiam; siquidem pleraque ad praetores remittebat, atque ita, ut collegas vocaret: non quia populare gratumque audientibus, sed quia ita sentiebat. Tantum dignationis in ipso honore ponebat, ut non amplius esse censeret, quod aliquis collega appellaretur a principe, quam quod praetor esset. Ad haec tam assiduus in tribunali, ut labore refici ac reparari videretur. Quis nostrum idem curae, idem sudoris sumit? quis adeo expetitis honoribus aut deservit, aut sufficit? Et sane aequum est, tantum ceteris praestare consulibus ipsum, qui consules facit: quippe etiam Fortunae videbatur indignum, si posset honores dare, qui gerere non posset. Facturus consules doceat, accepturisque amplissimum honorem persuadeat, scire se, quid sit, quod daturus sit: sic fit, ut illi quoque sciant, quid acceperit.

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[degiovfe] - [2010-05-25 17:48:28]

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