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Plinio Il Giovane - Panegyricus - 70

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Cepisti tamen et affectus nostri et iudicii experimentum, quantum maximum praesens capere potuisti, illo die, quo solicitudini pudorique candidatorum ita consuluisti, ne ullius gaudium alterius tristitia turbaret. Alii cum laetitia, alii cum spe recesserunt: multis gratulandum, nemo consolandus fuit. Nec ideo segnius iuvenes nostros exhortatus es, senatum circumirent, senatui supplicarent, atque ita a principe sperarent honores, si a senatu petissent. Quo quidem in loco, si quibus opus exemplo, adiecisti, ut te imitarentur. Arduum, Caesar, exemplum, et quod imitari non magis quisque candidatorum, quam principum possit. Quis enim vel uno die reverentior senatus candidatus, quam tu, cum omni vita, tum illo ipso tempore, quo iudicas de candidatis? An aliud a te, quam senatus reverentia obtinuit, ut iuvenibus clarissimae gentis debitum generi honorem, sed antequam deberetur, offerres? Tandem ergo nobilitas non obscuratur, sed illustratur a principe: tandem illos ingentium virorum nepotes, illos posteros libertatis, nec terret Caesar, nec pavet: quin immo festinatis honoribus amplificat atque auget, et maioribus suis reddit. Si quid usquam stirpis antiquae, si quid residuae claritatis; hoc amplexatur, et refovet, et in usum reipublicae promit. Sunt in honore hominum, et in honore famae magna nomina ex tenebris oblivionis, indulgentia Caesaris, cuis est, ut nobiles et conservet et efficiat.

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[degiovfe] - [2010-05-24 08:14:53]

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