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Plinio Il Giovane - Panegyricus - 68

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Capis ergo, Caesar, salutis tuae gloriosissimum fructum ex consensu deorum. Nam quum excipias, ut ITA DEMUM TE DII SERVENT, SE BENE REMPUBLICAM ET EX UTILITATE OMNIUM REXERIS: certus es, te bene rempublicam gerere, cum servent. Itaque securus tibi et laetus dies exit, qui principes alios cura et metu distinebat: quum suspensi et attoniti, parumque confisi patientia nostra, hinc atque inde publicae servitutis nuntios exspectarent. Ac si forte aliquos flumina, nives, venti praepedissent, statim hoc illud esse credebant, quod merebantur; nec erat discrimen ullum pavoris: propterea quod, quum a malo principe tanquam successor timeatur, quisquis est dignior, quum sit nemo non dignior, omnes timentur. Tuam securitatem non mora nuntiorum, non literarum tarditas differt. Scis tibi ubique iurari, quum ipse iuraveris omnibus. Nemo hoc sibi non praestat. Amamus quidem te, in quantum mereris; istud tamen non tui facimus amore, sed nostri: nec unquam illucescat dies, quo pro te nuncupet vota non utilitas nostra, sed fides, Caesar. Turpis tutela principis, cui potest imputari. Queri libet, quod in secreta nostra non inquirant principes, nisi quos odimus. Nam si eadem cura bonis, quae malis essent, quam ubique admirationem tui, quod gaudium exsultationemque deprehenderes! quos omnium cum coniugibus ac liberis, quos etiam cum domesticis aris focisque sermones! Scires mollissimis illis auribus parci. Et alioqui, quum sint odium amorque contraria, hoc perquam simile habent, quod ibi intemperantius amamus bonos principes, ubi liberius malos odimus.

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[degiovfe] - [2010-05-23 20:10:46]

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