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Plinio Il Giovane - Panegyricus - 67

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Equidem hunc parentis publici sensum, cum ex oratione eius, tum pronuntiatione ipsa perspexisse videor. Quae enim illa gravitas sententiarum! quam inaffectata veritas verborum! quae asseveratio in voce! quae affirmatio in vultu! quanta in oculis, habitu, gestu, toto denique corpore fides! Tenebit ergo semper, quod suaserit: scietque nos, quoties libertatem, quam dedit, experiemur, sibi parere. Nec verendum est, ne incautos putet, si fidelitate temporum constanter utamur, quos meminit sub malo principe aliter vixisse. Nuncupare vota et pro aeternitate imperii, et pro salute civium? immo pro salute principum, ac propter illos pro aeternitate imperii solebamus. Haec pro imperio nostro, in quae sint verba suscepta, operae pretium est annotare: SI BENE REMPUBLICAM ET EX UTILITATE OMNIUM REXERIS. Digna vota, quae semper suscipiantur, semperque solvantur. Egit cum diis, ipso te auctore, Caesar, respublica, ut te sospitem incolumemque praestarent, si tu ceteros praestitisses: si contra, illi quoque a custodia tui [capitis] oculos dimoverent, teque relinquerent votis, quae non palam susciperentur. Alii se superstites reipublicae optabant, faciebantque: tibi salus tua invisa est, si non sit cum reipublicae salute coniuncta. Nihil pro te pateris optari, nisi expediat optantibus: omnibusque annis in consilium de te deos mittis; exigisque, ut sententiam suam mutent, si talis esse desieris, qualis electus es. Sed ingenti conscientia, Caesar, pacisceris cum diis, ut te, si mereberis, servent: quum scias, an merearis, neminem magis, quam deos scire. Nonne vobis, Patres Conscripti, haec diebus ac noctibus agitare secum videtur? Ego quidem in me, si omnium utilitas ita posceret, etiam praefecti manum armavi: sed ne deorum quidem aut iram aut negligentiam deprecor: quaeso immo et obtestor, ne unquam pro me vota respublica invita suscipiat; aut, si susceperit invita, ne debeat.

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[degiovfe] - [2010-05-21 20:40:31]

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