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Plinio Il Giovane - Panegyricus - 62

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Omnium quidem beneficiorum, quae merentibus tribuuntur, non ad ipsos gaudium magis, quam ad similes redundat: praecipue tamen ex horum consulatu non ad partem aliquam senatus, sed ad totum senatum tanta laetitia pervenit, ut eundem honorem omnes sibi et dedisse et accepisse videantur. Nempe enim hi sunt, quos senatus, quum publicis sumptibus minuendis optimum quemque praeficeret, elegit, et quidem primos. Hoc est igitur, hoc est, quod penitus illos animo Caesaris insinuavit. An parum saepe experti sumus, hanc esse rerum conditionem, ut senatus favor apud principem aut prosit aut noceat? Nonne paullo ante nihil magis exitiale erat, quam illa principis cogitatio? Hunc senatus probat, hic senatui carus est. Oderat, quos nos amaremus; sed et nos, quos ille. Nunc inter principem senatumque dignissimi cuiusque caritate certatur. Demonstramus invicem, credimus invicem, quodque maximum amoris mutui signum est, eosdem amamus. Proinde, Patres Conscripti, favete aperte, diligite constanter. Non iam dissimulandus est amor, ne noceat: non premendum odium, ne prosit. Eadem Caesar, quae senatus, probat improbatque. Vos ille praesentes, vos etiam absentes in consilio habet. Tertio consules fecit, quos vos elegeratis: et fecit hoc ordine, quo electi a vobis erant. Magnus utique honor vester, sive eosdem maxime diligit, quos scit vobis esse carissimos: sive illis neminem praefert, quamvis aliquem magis amet. Proposita sunt senioribus praemia, iuvenibus exempla: adeant, frequentent securas tandem ac patentes domos: quisquis probatos senatui viros suspicit, hic maxime principem promeretur. Sibi enim accrescere putat, quod cuique adstruatur: nullamque in eo gloriam ponit, quod sit omnibus maior, nisi maximi fuerint, quibus maior est. Persta, Caesar, in ista ratione propositi, talesque nos crede, qualis fama cuiusque est. Huic aures, huic oculos intende: ne respexeris clandestinas existimationes, nullisque magis quam audientibus insidiantes susurros. Melius omnibus, quam singulis creditur: singuli enim decipere et decipi possunt: nemo omnes, neminem omnes fefellerunt.

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[degiovfe] - [2010-05-20 12:31:00]

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