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Plinio Il Giovane - Panegyricus - 54

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Et quis iam locus miserae adulationis manebat ignarus, quum laudes imperatorum ludis etiam et commissionibus celebrarentur, saltarentur, atque in omne ludibrium effeminatis vocibus, modis, gestibus, frangerentur? Sed illud indignum, quod eodem tempore in senatu et in scena, ab histrione et a consule laudabantur. Tu procul a tui cultu ludicras artes removisti. Seria ergo te carmina, honorque aeternus annalium, non haec brevis et pudenda praedicatio colit: quin etiam tanto maiore consensu in venerationem tui theatra ipsa consurgent, quanto magis de te scenae silebunt. Sed quid ego istud admiror, quum eos quoque honores, qui tibi a nobis offeruntur, aut delibare parcissime, aut omnino soleas recusare? Nihil ante tam vulgare, tam parvum in senatu agebatur, ut non laudibus principum immorarentur, quibuscumque censendi necessitas accidisset. De ampliando numero gladiatorum, aut de instituendo collegio fabrorum consulebamur: et quasi prolatis imperii finibus nunc ingentes arcus, excessurosque templorum fastigium titulos, nunc menses etiam, nec hos singulos, nomini Caesarum dicabamus. Patiebantur illi, et, quasi meruissent, laetabantur. At nunc quis nostrum, tanquam oblitus eius, de quo refertur, censendi officium principis honore consumit? Tuae moderationis laus haec constantia nostra: tibi obsequimur, quod in curiam non ad certamen adulationum, sed ad usum munusque iustitiae convenimus, hanc simplicitati tuae veritatique gratiam relaturi, ut te, quae vis, velle, quae non vis, nolle credamus. Incipimus inde, desinimus ibi, a quo incipi, in quo desini sub alio principe non posset. Nam plerosque ex decretis honoribus et alii non receperunt; nemo ante tantus fuit, ut crederetur noluisse decerni. Quod ego titulis omnibus speciosius reor, quando non trabibus aut saxis nomen tuum, sed monumentis aeternae laudis inciditur.

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[degiovfe] - [2010-05-17 18:13:55]

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