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Plinio Il Giovane - Panegyricus - 50

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Sed quum rebus tuis ut participes perfruamur: quae habemus ipsi, quam propria, quam nostra sunt! Non enim exturbatis prioribus dominis, omne stagnum, omnem lacum, omnem etiam saltum, immensa possessione circumvenis: nec unius oculis flumina, fontes, maria deserviunt. Est, quod Caesar non suum videat; tandemque imperium principis, quam patrimonium, maius est. Multa enim ex patrimonio refert in imperium, quae priores principes occupabant, non ut ipsi fruerentur, sed ne quis alius. Ergo in vestigia sedesque nobilium immigrant pares domini, nec iam clarissimorum virorum receptacula habitatore servo teruntur aut foeda vastitate procumbunt. Datur intueri pulcherrimas aedes, deterso situ auctas ac vigentes. Magnum hoc tuum non erga homines modo, sed erga tecta ipsa meritum, sistere ruinas, solitudinem pellere, ingentia opera eodem quo exstructa sunt animo ab interitu vindicare. Muta quidem illa et anima carentia, sentire tamen et laetari videntur, quod niteant, quod frequententur, quod aliquando coeperint esse domini scientis. Circumfertur sub nomine Caesaris tabula ingens rerum venalium; quo sit detestanda avaritia illius, qui tam multa concupiscebat, quum haberet supervacua tam multa. Tum exitialis erat apud principem, huic laxior domus, illi amoenior villa. Nunc princeps in haec eadem dominos quaerit, ipse inducit: ipsos illos magni aliquando imperatoris hortos, illud nunquam nisi Caesaris suburbanum, licemur, emimus, implemus. Tanta benignitas principis, tanta securitas temporum est, ut ille nos principalibus rebus existimet dignos, nos non timeamus, quod digni esse videmur. Nec vero emendi tantum civibus tuis copiam praebes, sed amoenissima quaeque largiris et donas: ita, inquam, donas, in quae electus, in quae adoptatus es: transfers, quod iudicio accepisti, ac nihil magis tuum credis, quam quod per amicos habes.

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[degiovfe] - [2010-05-16 20:26:13]

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